Borsa. La seduta non decolla tra timori per il virus cinese e la frenata dell’economia tedesca. Milano sulla parità (-0,1%), ma bene Unipol (+6,4%) e Nexi (+ 4,5%)

Piazza Affari

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Milano, 14 febbraio – Il coronavirus continua a tenere le Borse mondiali sotto pressione. Anche se la Banca centrale cinese ha indicato che l’effetto della malattia ‘è temporaneo’, secondo gli analisti è ancora difficile quantificare l’impatto sull’economia reale e oggi, per esempio, Lufthansa ha prolungato la sospensione dei voli per Shanghai e Pechino fino al 28 marzo. Ma le incognite sul fronte macro non finiscono qui visto che in mattinata è arrivata la doccia fredda dalla Germania: nell’ultimo trimestre 2019 il Pil è rimasto fermo rispetto al trimestre precedente, anche se su base annua è cresciuto dello 0,4%. Milano sul finale ha perso lo 0,1%, mentre lo spread è tornato sopra i 130 punti (a 132,2), risentendo delle incertezze sulla tenuta del Governo, dopo la presa di posizione di Italia Viva, che ieri non ha partecipato al Consiglio dei Ministri sul tema della prescrizione.

A Piazza Affari hanno strappato al rialzo le Unipol (+6,4%), spinte dai conti del 2019 superiori alle attese e dalle indicazioni date dal numero uno, Carlo Cimbri. Hanno continuato a correre le azioni di Nexi (+4,5%), sempre sull’ipotesi di un imminente matrimonio con Sia. Pirelli, pur recuperando un timido 0,22%, rimane sui livelli minimi dalla quotazione del 2017, in vista della pubblicazione del piano industriale, in calendario la prossima settimana. La società continua inoltre a risentire della debolezza dell’intero settore auto, che oggi ha penalizzato anche Fca (-1,37%), che ha anche dichiarato che lo stabilimento di Kragujevac in Serbia, che produce Fiat 500L, potrebbe rivedere i suoi giorni di stop programmati, visto che al momento mancano alcuni componenti per completare l’assemblaggio delle vetture. Componenti ovviamente Made in Chine. Sul fronte dei cambi, l’euro continua a restare debole: vale 1,0842 dollari (1,085 ieri) dopo aver toccato 1,0827, il livello più basso dalla fine di aprile 2017. Il petrolio continua a risalire la china, mentre gli investitori puntano su un ulteriore taglio della produzione da parte dei maggiori produttori per far fronte a un prevedibile calo della domanda causato dall’epidemia in Cina. Il Wti, contratto a marzo, sale dell’1% a 51,97 dollari al barile.

 

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