Schroders. Elezioni in India, miglioramenti in vista per il Paese

Narendra Modi, Primo ministro dell'India

Narendra Modi, Primo ministro dell’India

Le elezioni generali in India dovrebbero iniziare l’11 aprile e concludersi il 19 maggio. I risultati dovrebbero essere disponibili il 23 maggio, data in cui scopriremo se il partito incombente Bharatiya Janata Party (BJP) resterà al potere con il Presidente Narendra Modi o se l’Indian National Congress (INC) sotto la guida di Rahul Gandhi tornerà in carica. Potremmo anche ritrovarci in uno scenario di coalizione con una parte terza, con i due principali partiti rilegati a coprire ruoli di supporto nel migliore dei casi. Qualunque sia il risultato, riteniamo che sia meglio non estremizzare il possibile impatto sull’economia indiana, che probabilmente in ogni caso si troverà ad affrontare diversi cambiamenti. All’avvicinarsi delle elezioni, ci sarà sempre maggiore attenzione verso i sondaggi, soprattutto perché recentemente questi hanno indicato che la coalizione del BJP, la National Democratic Alliance (NDA), potrebbe essere a rischio. Le elezioni locali verso la fine del 2018 hanno rafforzato questa percezione, dato che il BJP ha perso consensi rispetto all’INC. Tuttavia, questa ipotesi, che sembrava sempre più popolare, è stata improvvisamente smentita: il 14 febbraio un gruppo militante basato in Pakistan ha ucciso 40 poliziotti indiani in un attentato suicida con un’autobomba. Le tensioni sono cresciute rapidamente e sono culminate con la cattura e il seguente rilascio di un pilota dell’aeronautica indiana, in seguito a un combattimento aereo sopra il Pakistan. I consensi per il Primo Ministro Modi hanno ricevuto una forte spinta, grazie alla sua abilità nella gestione dell’incidente, e anche il suo partito sembra averne beneficiato. Il BJP, in quanto partito nazionalista Hindu, è anche il beneficiario “politico” delle tensioni con il vicino musulmano.

Sembra quindi probabile che il BJP tornerà al potere, anche se verosimilmente con una maggioranza ridotta. Che cosa significa per l’India? Per valutare le prospettive di altri 5 anni sotto la guida di Modi e del BJP è necessario guardare a quanto fatto finora. È possibile che nel 2014, quando Modi è stato eletto, molta dell’euforia era dovuta alla fiducia nella capacità del Presidente di far riprendere l’economia e sostenere gli investimenti, attraverso riforme favorevoli per le imprese. Anche se ci sono stati alcuni successi, la “Modimania” ad oggi non è più giustificabile.

In compenso abbiamo assistito al grande errore politico della demonetizzazione e al fallimento nel far passare le riforme agraria e del lavoro. Anche se il primo è stato un errore non voluto, sembra probabile che qualunque Governo faticherebbe a far passare queste due riforme, che riguardano due aree di importanza chiave per l’industrializzazione indiana.

In sostanza, riteniamo che l’esperienza di Modi rifletta più l’anima dell’India che le caratteristiche di Modi stesso: un’enorme democrazia con partiti regionali forti e solo qualche rara maggioranza assoluta. Il sistema indiano non si presta a riforme rapide e cambiamenti drastici. Ad esempio, il Goods and Services Tax (GST) è stato proposto per la prima volta nel 1999 ed è stato sostenuto sia dai Governi dell’NDA che dell’UPA prima del Governo di Modi, che ha goduto di una maggioranza nella camera bassa ma non in quella alta, riuscendo alla fine a passare solo nel 2017.

Ciò ha implicazioni sul risultato di queste elezioni: chiunque vinca, non dovremmo aspettarci un cambiamento delle politiche, in qualunque direzione. Modi probabilmente continuerà a perseguire un’agenda ampiamente a favore delle imprese, ma con una maggioranza ridotta gli risulterà ancora più difficile far passare le riforme controverse. Una vittoria del partito del Congresso o una coalizione con un terzo partito, potrebbe preoccupare i mercati al principio. Tuttavia, come dimostrato dai tentativi dei Governi dell’INC del BJP a far passare il Goods and Services Tax, riteniamo che le posizioni dei diversi partiti in termini di politiche siano meno distanti di quanto si pensi. Inoltre, una volta insediati, la realtà pratica ridurrà ulteriormente le differenze.

In termini di prospettive di mercato, questo contesto ci fa pensare che qualsiasi forte reazione al risultato delle elezioni sia improbabile. In mancanza della maggioranza assoluta di un singolo partito nella camera bassa e alta, sembra che le riforme aggressive saranno escluse dall’agenda. Le riforme agraria e del lavoro sono state delegate a livello di singoli stati (con risultati promettenti) e sono escluse dall’agenda nazionale per il momento. Di conseguenza, la strada che l’India seguirà nei prossimi cinque anni sembra molto simile nella vasta gamma di possibili risultati. Ciò non significa, ovviamente, che la vittoria di Modi non innescherà un rally, né che la vittoria del partito del Congresso o un Parlamento bloccato non porterà a un sell-off. Tuttavia, riteniamo che entrambe queste reazioni saranno guidate dal sentiment. L’India probabilmente vedrà un miglioramento graduale e incrementale e quindi le aspettative dovrebbero essere ricalibrate verso un cauto ottimismo.

Craig Botham, Emerging Markets Economist, Schroders

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