Banche. Patuelli (Abi): Non c’è credit crunch, ma con lo spread a 300 punti il rischio cresce

Antonio Patuelli presidente dell'Abi

Antonio Patuelli presidente dell’Abi

Roma, 19 novembre – Il credit crunch ‘oggi non lo vedo e quando ci fosse mi rammaricherebbe molto, perché significherebbe che un potenziale delle banche non verrebbe utilizzato’. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli risponde così alla domanda del giorno che riguarda imprese e famiglie. In occasione del seminario Abi di Ravenna che si è svolto lo scorso fine settimana. Il persistente aumento dello spread tra BTp e Bund che deteriora i patrimoni bancari e alza il costo della raccolta degli intermediari porterà, dopo anni di allentamento dell’offerta, ad una nuova ‘stretta’ creditizia? ‘E’ chiaro che se lo spread si stabilizza a 300 punti base per l’eternità quello non incentiva’ commenta Patuelli nel corso di un seminario con la stampa aggiungendo che un credit crunch certamente non è auspicato dai banchieri. Sui bilanci delle banche oggi si trovano comunque evidenze diverse: dati ‘di ampliamenti di fidi e di prestiti realizzati’ aggiunge Patuelli. Anche le ultime statistiche ufficiali raccontano che i due anni di crescita economica del Paese stanno spingendo ad una crescita del credito, più rapida per le famiglie e più lenta per le imprese. I dati di Banca d’Italia e di Abi su questo coincidono. L’effetto spread comunque è destinato a farsi sentire: secondo calcoli della stessa Abi ogni 100 punti di aumento dello spread c’è un impatto sui patrimoni delle banche di 35 punti base. Le banche per non compromettere i ratio patrimoniali hanno poche strade alternative alla riduzione dei finanziamenti, oltre a dover rialzare i tassi, fenomeno che già inizia a manifestarsi.

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