Cina e Italia, due economia a confronto. Articolo di Michele Geraci

Il Renminbi, la moneta della Repubblica Popolare cinese.

Il Renminbi, la moneta della Repubblica Popolare cinese.

“E’ necessario che gli italiani facciano sacrifici, o non usciremo mai dalla crisi”. E’ stata una delle ultime boutade del 2016, una frase attribuita al Primo Ministro Gentiloni che in realtà non ha mai pronunciato. Peccato, un’occasione persa perché ciò è esattamente quello che dovremmo fare e sarebbe stato un bel messaggio di fine anno. E’ chiaro che le colpe del declino economico culturale e sociale del nostro Paese vanno condivise tra classe politica, politiche aziendali e cittadini stessi, ma è anche vero che è sempre facile dare la colpa ai politici senza prima farsi un esame di coscienza. Vivendo in Cina da molti anni, sono stato testimone oculare del progresso economico, sociale e politico che la Cina ha compiuto negli ultimi dieci anni. Un progresso fondato su una grande guida del governo, un grande mangiafuoco che tira i fili di un miliardo e trecento milioni di abitanti. La forza della Cina si fonda su tre cardini fondamentali: 1) una stabilità e continuità politica che dura da decenni e che ha pochi eguali al mondo; 2) una programmazione di piani di sviluppo che ogni cinque anni vengono rivisti ed aggiornati, così come farebbe il consiglio di amministrazione di un’azienda; 3) una popolazione che è disposta a lavorare sodo, fare sacrifici per migliorare il futuro, con un elevato grado di sopportazione fisica e morale che deriva anche dalla storia recente. Mentre l’Italia e l’Europa del dopoguerra si cominciavano a rialzare dalla macerie e si avviavano verso la prosperità che ha avuto il suo culmine un decennio fa, la Cina invece decideva di complicarsi la vita. Al termine della Seconda guerra mondiale, hanno messo su una guerra civile per altri quattro anni, terminata con la vittoria del Partito Comunista nel 1949. Dopo dieci anni, verso la fine degli anni 50, il Grande Balzo in Avanti – tentativo maldestro di industrializzare un paese che era fondato sull’agricoltura – ha portato fame e morte per decine di milioni di persone. Dopo una brevissima ripresa, cosa naturale dopo una catastrofe simile, la dirigenza decise di lanciare la Grande Rivoluzione Culturale, che da metà anni 60 fino alla fine degli anni 70 ha paralizzato gran parte delle attività socio-economiche del paese, fino all’avvento di Deng Xiao Ping, che, avendo ereditato un paese con un tasso di povertà del 85%, ha avviato riforme economiche, detto addio al socialismo e abbracciato il capitalismo, portando la Cina ad essere una grande potenza economica. Chi è nato in Cina negli anni 50 ne ha ben viste, ma anche i più giovani, nati negli anni 80 e anche negli anni 90 hanno toccato con mano la povertà. Questo excursus storico non è fine a se stesso, ma dovrebbe essere conosciuto e compreso dai nostri giovani, dai politici e dalle aziende affinché comprendano bene le caratteristiche dei nostri concorrenti, quali sono i fattori che spingono il cinese medio ad alzarsi dal letto la mattina al fine da chiederci quali sono invece le nostre leve competitive e psicologiche su cui far gioco. La Cina ha pagato questo progresso con un alto tasso di inquinamento nell’aria, nei fiumi, nelle campagne, nel cibo e con un’urbanizzazione selvaggia che ha abbrutito tante città, eliminando quasi tutte le costruzioni storiche e rimpiazzandole con un sistema architettonico di copia e incolla che ha reso tutte le città della Cina simili l’una all’altra. Noi, in Italia, godiamo ancora di un patrimonio culturale e paesaggistico che fa invidia al mondo. Le potenzialità che l’Italia possiede in tanti altri settori sono enormi, ma per sfruttarle bisogna rimboccarsi le maniche e fare sacrifici, ricordando le conquiste fatte dai nostri nonni sia in tempi di guerra che di pace. Ed è in questo contesto che lancio una lista in otto punti, cosi come si usa in Cina, molto semplificata, di azioni che il sistema Italia dovrebbe intraprendere nel 2017, al fine di non perdere ancora altro tempo prezioso, lista che svilupperò in articoli successivi: 1) GIUSTIZIA: Applicazione delle leggi e certezza della pena per i colpevoli 2) SICUREZZA: Ripristino del presidio del territorio e sicurezza nelle strade 3) POLITICA: Partiti politici che siano più vicini alle esigenze dei cittadini con sistemi di check and balance, controlli e contrappesi.

4) RICERCA E ISTRUZIONE: Investimenti in ricerca, pubblica e privata, e nelle università e sensibilizzazione degli studenti delle scuole superiori alle nuove sfide della globalizzazione 5) TURISMO E AMBIENTE: Ristrutturazione del settore turistico e artistico 6) LAVORO: aumento dell’efficienza sul lavoro ed incentivi per la produttività 7) ESTERI: Rivedere la relazione con l’Unione Europea, la Russia, la Cina senza preconcetti e ideologie 8) INDUSTRIA: Analizzare ai raggi-X le competenze industriali del Paese e proporre un piano di rilancio Infine, in modo provocatorio, suggerisco anche di, suvvia, copiare dalla Cina, laddove sia utile, senza complessi di superiorità. Sarebbe già un passo falso credere di saperne sempre di più degli altri.

Michele Geraci (Head of China Economic Policy, Global Policy Institute & Nottingham University; Professor of Finance at New York University)

 

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