Kames Capital. Guida a un portafoglio a prova di Corbyn. Articolo di Colin Dryburgh e Adrian Hull

Jeremy Corbyn leader del Labour Party inglese

Jeremy Corbyn leader del Labour Party inglese

I membri del Parlamento possono anche aver scartato l’idea di un’elezione generale prima del 31 ottobre, data in cui il Regno Unito dovrebbe lasciare l’Unione europea, ma le probabilità di tornare al voto prima della fine dell’anno rimangono alte. Se il Primo ministro, Boris Johnson dovesse fallire nella sua missione di trovare un accordo con l’UE durante il meeting del 17 ottobre, il Parlamento quasi certamente insisterà nel chiedere una proroga almeno al 31 gennaio. Se Johnson acconsentisse, la possibilità che richieda successivamente di andare alle urne aumenta considerevolmente, così come quella di avere un Governo guidato da Jeremy Corbyn. Molti nella City temono che la retorica anti-business di Corbyn possa danneggiare l’economia e, di conseguenza, le tasche degli investitori. Come prepararsi dunque all’avanzata del rischio elezioni? 

I timori sussistono sia per gli investitori azionari, sia per gli obbligazionari nel comparto delle utility britanniche. Le politiche di nazionalizzazione del leader laburista potrebbero colpire varie aree del mercato, come i business di acqua, fornitura elettrica e investimenti correlati a iniziative finanziarie private (Private Finance Initiative).

L’aumento delle imposte e la diluizione delle azioni da distribuire ai dipendenti non da poi buone basi per un rialzo del prezzo delle azioni. Il futuro di Corbyn è comunque legato a doppio filo al proseguo della Brexit. Sebbene il “no deal”(nessun accordo) sembri meno un’opzione al momento, sarebbe quantomeno ardito pensare che il leader dei laburisti si impegnerebbe per la revoca dell’Articolo 50 del Trattato sull’Unione europea (che prevede che uno Stato membro possa uscire dall’Ue – ndr). I suoi istinti lo portano ad essere antieuropeista e contro le elite finanziarie: si prospetta uno scenario difficile per le performance degli asset del Regno Unito.

Giudizio sospeso, invece, per i Gilt (i titoli di Stato del Regno Unito – ndr). Ci si potrebbe aspettare un’impennata dei rendimenti e la seguente contrazione dei prezzi, ma il pollice non sembra essere del tutto verso. I titoli di Stato britannici appaiono più economici rispetto ad altri importanti mercati obbligazionari europei e, nonostante le ombre e le nebbie della Brexit, la Banca d’Inghilterra non si è ancora espressa sull’imminenza di un taglio dei tassi. Un’espansione fiscale potrebbe avvenire anche in stile QE, una collaborazione con la Bank of England non peserebbe sulle valutazioni. Anche le preoccupazioni legate alla fuga di capitali dal Regno Unito e una conseguente debolezza dell’economia potrebbero effettivamente sostenere i Gilt.

Se alcuni settori dell’azionario sembrano off-limits, ce ne sono altri che potrebbero beneficiare di un Governo Corbyn. Identificare i possibili vincitori è più complesso, ma considerando una spesa pubblica più elevata è probabile che a trarre beneficio siano costruzioni e ingegneria civile. L’impatto complessivo sul listino dipenderà almeno in parte dalla sterlina e, di conseguenza, da come si svilupperanno le trattative su Brexit e dal nome del nuovo Primo ministro. Una sterlina debole, in particolare, giocherebbe a favore delle grandi imprese, ovvero aziende che maturano una larga fetta dei loro profitti all’estero. Investire in valuta estera potrebbe quindi essere interessante, così come puntare su società con entrate in moneta non britannica. Più dollari, più yen e meno sterlina quindi. Anche l’euro potrebbe essere un’opzione, ma ad oggi i problemi legati alla Brexit si sono riflessi anche nella crescita del Vecchio Continente.

Colin Dryburgh, investment manager multi asset di Kames Capital

Adrian Hull, head of fixed income di Kames Capital

 

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