East Capital. Arabia Saudita, mai sprecare una crisi. Commento di Emre Akcakmak

La borsa dell'Arabia Saudita

La borsa dell’Arabia Saudita

Il crollo dei prezzi del petrolio di cinque anni fa è stata probabilmente la cosa migliore che potesse capitare all’Arabia Saudita. L’economia si è fermata, le riserve estere sono calate e il mercato azionario ha subito una netta flessione. Quale momento più opportuno per mettersi in discussione, valutare e riformare?Mai sprecare una buona crisi. Dal 2014 sono stati posti in essere degli sforzi significativi, oltre all’ambizioso piano “Vision 2030”, per migliorare la qualità della vita, per diversificare l’economia dipendente dal petrolio e per aprire agli investitori esteri il mercato azionario da 550 miliardi di dollari. Sul versante sociale, nessuno avrebbe mai pensato che, in quella che è una delle società più conservatrici, i cinema avrebbero riaperto e le palestre per sole donne sarebbero diventate un business in enorme crescita. Le donne oggi possono – per la prima volta nella storia del Paese – guidare, ma non è ancora possibile vederne molte nel traffico a causa dei lunghi tempi di attesa causati dall’eccezionale domanda che ha interessato le scuole guida.

La crescita economica rimane debole, ma ci sono ragioni per essere cautamente ottimisti. Il petrolio rappresenta tuttora quasi metà dell’economia da 760 miliardi di dollari del Paese ma gli sforzi messi in atto, tra cui lo schema di nazionalizzazione (“Saudizzazione”), sono promettenti. L’obiettivo è di arrivare infine a ridurre il tasso di disoccupazione relativamente elevato dell’Arabia Saudita, oggi al 12,7%. Secondo i dati il 6% della popolazione, ovvero 2 milioni di lavoratori stranieri, hanno già lasciato il Paese, causando dei disagi nel breve periodo per l’economia. Il deficit fiscale rimane elevato – si prevede che si attesterà al 7% del PIL per il 2019 – ma molto al di sotto del picco pari al 17% raggiunto nel 2016, quindi le pressioni sull’economia, basata sul settore pubblico, si stanno allentando.

Il mercato azionario locale si è rivelato l’astro nascente di quest’anno. Oltre agli attenti passi intrapresi dal regolatore per aprire il mercato agli investitori esteri, i più importanti provider come MSCI e FTSE hanno promosso il mercato allo status di emergente con un peso importante all’interno degli indici. L’appartenenza a questo gruppo si traduce di fatto in una maggiore attrattiva per gli investitori esteri, che dovrebbe portare il Paese ad allinearsi con le controparti nel Medio Oriente, dove il dato della partecipazione estera si attesta intorno al 10% – attualmente questo valore per l’Arabia Saudita è pari al 3%. Il management di diverse società di primo piano conferma che tanto la frequenza degli incontri con gli investitori quanto i volti nuovi sono aumentati marcatamente negli ultimi due mesi.

I critici sono ansiosi di giungere a una conclusione, ma i cambiamenti non avvengono da un giorno con l’altro. L’Arabia Saudita continuerà a ricoprire posizioni poco lusinghiere in varie classifiche come quelle sulla libertà di stampa o sulla facilità di fare impresa almeno nel prossimo futuro, e sicuramente il sentiero che si trova davanti a sé sarà accidentato. Tuttavia è sempre una questione di prospettiva: per capire se l’Arabia Saudita si sta muovendo nella giusta direzione è necessario capire prima da dove il Paese è partito e cosa sta realmente avvenendo sul territorio.

Emre Akcakmak, Portfolio Advisor di East Capital

 

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