Alliance Bernstein. Esiste ancora il sogno americano per gli investitori europei? Analisi di Darren Williams

A demonstrator holds a sign during a rally outside Wall Street in New YorkQuest’anno le economie mondiali sono state toccate da numerose sfide, dalle persistenti incertezze dovute alla guerra commerciale fino alla de-globalizzazione. Ora che le previsioni di crescita globale evidenziano una tendenza al ribasso, i mercati finanziari potrebbero essere vicini a un punto di svolta. Ci aspettiamo che il prossimo anno l’economia globale registri una crescita di appena il 2,2%, la più bassa degli ultimi dieci anni. Non si tratta di un indebolimento tale da poter parlare di recessione, né di una frenata paragonabile a quella del 2009 (quando il Pil globale subì una contrazione del 2%), ma rappresenta comunque un andamento molto debole che potrebbe rendere l’economia mondiale più vulnerabile a shock negativi e siamo convinti che la semplice riduzione dei tassi non basterà ad invertire il rallentamento.

Tre fattori potrebbero tuttavia determinare una crescita superiore alle previsioni: la fine delle tensioni commerciali; una politica monetaria sorprendentemente efficace; un imponente stimolo fiscale proattivo a livello globale.

Noi restiamo cauti riguardo a tutti e tre. Ad esempio, crediamo che la guerra commerciale sia espressione di due trend secolari – populismo e conflitto geopolitico tra la Cina e l’Occidente – e che dunque non sia risolvibile con un “tweet” di Donald Trump o con la fine del suo mandato. Inoltre, anche se da tempo riteniamo che la politica fiscale dovrà assumersi l’onere di sostenere la crescita e l’inflazione, dubitiamo che tale transizione sarà sufficientemente rapida o ampia da incidere sulla crescita già nel 2020. Ciò nonostante, continueremo a monitorare con attenzione questi e altri fattori.

In questo contesto, gli investitori dell’area euro possono trovare nelle obbligazioni statunitensi interessanti opportunità. Esse possono fornire importanti benefici di diversificazione, in particolare considerando che il costo della copertura in euro delle esposizioni in dollari è diventato un po’ meno penalizzante. Vediamo con favore una strategia bilanciata sulle obbligazioni Usa, con la sicurezza dei titoli di Stato di alta qualità e la capacità di generazione di reddito propria del credito high yield. La diversificazione dovrebbe comprendere inoltre bond corporate IG (dalla maggiore tenuta nelle fasi di volatilità) e asset cartolarizzati (come mutui cartolarizzati o mutui commerciali).

Oggi le aziende statunitensi sono minacciate da una varietà di fattori, come la guerra commerciale e il crescente controllo delle autorità di regolamentazione. Crediamo quindi che gli investitori dovrebbero concentrare la propria esposizione al credito nelle aree del mercato maggiormente in grado di sopportare tali rischi, come il settore bancario o quello dei consumi negli Stati Uniti. Nonostante l’indebolimento delle previsioni, restiamo convinti infine che si debba puntare su asset di tipo growth, viste le nostre aspettative di una crescita economica modesta ma comunque positiva.

Per ottenere i migliori risultati da un portafoglio investito in obbligazioni statunitensi, è importante attenersi a una disciplina d’investimento bilanciata, mantenendo una certa flessibilità su ambo i lati del portafoglio. Ad esempio, è importante traslare l’esposizione al credito tra diversi settori per cogliere le opportunità più interessanti, così come è importante ritoccare l’esposizione alla duration per trarre il massimo beneficio dalle valutazioni. Mantenendo il giusto equilibrio e la giusta struttura, crediamo che un portafoglio obbligazionario Usa possa generare rendimenti apprezzabili, attenuando al contempo il rischio di ribasso.

Darren Williams, Director Global Economic Research, e Scott DiMaggio, Director Global Fixed Income, di AllianceBernstein

 

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