Savona (Consob): servirebbe una criptovaluta pubblica, Cina e Russia ci stanno lavorando. Italiani formiche che lavorano, all’estero molte cicale

Paolo Savona presidente Consob

Paolo Savona presidente Consob

Milano, 16 giugno – ‘Se si disponesse la nascita di una criptomoneta pubblica, il sistema dei pagamenti si muoverebbe in modo indipendente dalla gestione del risparmio, che affluirebbe interamente sul mercato libero, cessando la simbiosi tra moneta e prodotti finanziari, affidandone la gestione in modo indipendente ai metodi messi a punto dai registri contabili decentrati e dalla Scienza dei dati’. Ne è convinto il presidente della Consob, Paolo Savona, che ha affrontato i diversi problemi connessi alla nascita delle criptovalute nel discorso tenuto in occasione dell’incontro annuale con il mercato finanziario. Un aspetto di rilievo è quello che tocca il sistema dei pagamenti: ‘Stati sovrani e organizzazioni private hanno annunciato la creazione di nuove monete criptate gestite su basi contabili decentrate’. E da questo punto di vista banche e intermediari del risparmio ‘mostrano esitazioni e perfino resistenze nel collocare la loro attività ordinaria nella sfera delle tecnologie informatiche, sollevando istanze etiche comprensibili, ma che, non di rado, celano la difesa delle rendite permesse dall’architettura normativa vigente’. Ma il nodo per Savona è soprattutto geopolitico: ‘La maggior parte dei Governi sembrerebbe non voler procedere verso la creazione di una propria criptomoneta, nè intendono farlo congiuntamente’ ma alcuni ‘come la Cina e la Russia, forti di loro autonomi protocolli, intendono però realizzarla nell’intento sia di avvantaggiarsene a scopi di riequilibrio geopolitico economico, sia di proteggersi dagli effetti sgraditi, quali la perdita di controllo delle informazioni nazionali, e da quelli graditi, come l’impossessamento di quelle dei paesi concorrenti’. Perciò, almeno su questo fronte, ‘le relazioni internazionali, invece di convergere verso una soluzione comune, tendono a complicarsi ulteriormente’.

L’Italia è un paese di formiche che lavorano e non di cicale che sono invece all’estero. Paolo Savona, presidente della Consob, in un passaggio del suo intervento all’incontro annuale con il mercato osserva: “a fine 2019 le famiglie italiane disponevano di una ricchezza immobiliare, monetaria e finanziaria, al netto dell’indebitamento, pari a 8,1 volte il loro reddito disponibile, di cui il 3,7 volte in forma di attività finanziarie, per un ammontare di 4.445 miliardi di euro. Gli italiani sono tutt’altro che cicale, come una distorta pubblicistica tende a sostenere, mentre sono formiche che lavorano per sostenere molte cicale estere, anche quelle di paesi che hanno un ben differente rilievo economico, come il Canada, gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Belgio, la Francia e la gran parte dei paesi sudamericani”. Molti di questi paesi, aggiunge a braccio Savona, “vivono al di sopra dei loro mezzi”.

 

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