UBP. La Bce assicura grandi possibilità di rifinanziamento. Commento di Patrice Gautry

La Bce

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La Bce continua a sorprendere aumentando il PEPP più del previsto. Il nuovo programma PEPP è stato infatti incrementato di 600 miliardi di euro a 1,35 mila miliardi più del previsto e il programma dovrebbe rimanere in vigore fino alla metà del 2021 rispetto alla fine originale del 2020; il reinvestimento dovrebbe continuare quindi fino alla fine del 2022. 

       Le view sull’economia dell’Eurozona sono state invece più pessimistiche del consenso, indicando una profonda recessione nel 2020 (-8,7% contro il 7,6% del consenso) e probabilmente un processo di ripresa più irregolare e incerto anche se ci si aspetta un rimbalzo dal terzo trimestre e nel 2021 (5% a/a, vicino alle aspettative del consenso). Anche le previsioni di inflazione sono rimaste basse (0,3% a/a nel 2020; 0,8% a/a nel 2021 e 1,3% nel 2022), il che significa che l’inflazione dovrebbe rimanere significativamente al di sotto del target del 2% durante in periodo in cui rimarrà in vigore il PEPP.

       Il PEPP è visto come più flessibile di altri strumenti monetari: se non sono incluse obbligazioni ad alto rendimento (non discusse in questo meeting), i fondi sono ancora una volta considerati altamente flessibili (tempo, asset class e Paesi), tanto che la porta è rimasta aperta per includere una più ampia gamma di asset.

 

L’aumento delle dimensioni del PEPP (600 miliardi di euro consensuale) è stato determinato chiaramente per acquistare tempo, e per attendere la metà del 2021 che offrirà più chiarezza sulla situazione dell’economia e dei mercati; se gli acquisti aumenteranno ulteriormente o manterranno l’alta velocità di maggio, potrà essere possibile assistere ad un altro aumento del fondo.

La Bce ha affermato che il PEPP dovrebbe agire laddove necessario in termini di tensioni sui mercati o di problemi di trasmissione monetaria; i recenti acquisti sono sembrati relativamente prudenti e vicini alle regole di capitale del PSPP, ad eccezione di una preferenza più marcata per i titoli italiani rispetto a quelli tedeschi, ma nulla che infranga in modo significativo la volatilità passata intorno agli acquisti mensili.

La Bce non include chiaramente le obbligazioni ad alto rendimento, gli asset bancari e i prestiti diretti alle imprese e alle PMI tra i prossimi obiettivi di sviluppo, a meno che i mercati e le condizioni economiche non peggiorino ulteriormente rispetto ai livelli attuali.

Per quanto riguarda la sentenza della Corte costituzionale tedesca la Bce ha spiegato che è compito del governo e del Parlamento tedesco rispondere direttamente e che la Bce è sotto la giurisdizione della Corte di giustizia europea e dovrebbe rimanere pienamente indipendente; questo è chiaramente un freno a quelle prime ampie reazioni iniziali che si verificarono dopo la decisione della Corte tedesca, e mette pressione più sul lato politico che su quello finanziario.

La Bce sembra quindi assicurare grandi possibilità di rifinanziamento, dato che l’approvazione politica formale del nuovo Recovery Fund potrebbe richiedere più tempo, secondo la Commissione Europea, e quindi la Bce è pronta ad affrontare tempi duri e ad assicurare mezzi di rifinanziamento per un lungo periodo di tempo per sostenere le economie e i mercati.

 

Patrice Gautry, Chief Economist di Union Bancaire Privée (UBP)

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