Amundi. Le obbligazioni investment grade reagiscono al bazooka della BCE: alla ricerca di opportunità. Analisi di Eric Brard e Monica Defend

FOTO BONDSi prevede che il Covid-19 danneggerà gravemente l’economia europea nei prossimi trimestri. La risposta a livello europeo a questa crisi è stata forte sul fronte della politica monetaria, con l’attuazione del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (pandemic emergency purchase programme PEPP di 750 Mld € e operazioni di rifinanziamento a più lungo termine, a livello di singolo paese, con misure fiscali mirate. A livello di istituzioni europee, ci troviamo a un bivio: le prossime due settimane saranno cruciali per vedere se prevarrà la volontà politica di rafforzare l’Unione in questa situazione di emergenza e quali misure saranno “digeribili” dai paesi contrari a qualsiasi forma di mutualizzazione del debito o dai paesi più colpiti contrari a qualsiasi condizionalità sui prestiti di emergenza. Al di là del dibattito politico, l’emissione di coronabond è improbabile nel breve termine, perché anche in caso di accordo politico, la parte più difficile sarà nei dettagli tecnici dell’implementazione. Tuttavia, nell’Eurozona sono disponibili altri strumenti (monetari e fiscali) per affrontare questa situazione di emergenza. Sembra ora in discussione un piano paneuropeo di riassicurazione contro la disoccupazione. Le misure attuate finora sono riuscite a calmare parzialmente i mercati. Rileviamo un notevole interesse da parte degli investitori verso il mercato obbligazionario euro: tra i titoli sovrani, che offrono generosi premi nelle recenti emissioni, e nel mercato corporate, con un’ondata di emissioni primarie. Ciò è stato possibile grazie all’azione della BCE e la situazione è destinata a migliorare in futuro. Rimangono alcuni punti di attenzione. La liquidità sta migliorando, ma non è tornata alle condizioni di fine anno. Nel mercato persiste un elevato livello di frammentazione: frammentazione settoriale (con alcuni settori maggiormente interessati dal Covid-19) e frammentazione del rating. Il QE va a beneficio diretto del segmento Investment Grade. Con un’ampia porzione del mercato Investment Grade con rating BBB, possiamo aspettarci uno scivolamento dei rating verso livelli che limiteranno l’idoneità delle società al programma di QE e, di conseguenza, potrebbero esserci differenze nei movimenti di prezzo tra i diversi titoli. Dal punto di vista della ricerca sul credito, è fondamentale individuare le società in grado di resistere alla crisi (il nostro focus è sulla liquidità del bilancio e sulla capacità di prevenire o ridurre al minimo i flussi di cassa negativi) e sfruttare queste frammentazioni. Riteniamo che nell’area del credito euro vi siano e vi saranno opportunità per le società con bilanci solidi e modelli di business resilienti. La reazione del mercato non ha sufficientemente distinto gli emittenti di alta qualità da quelli più in difficoltà. Privilegiamo le emissioni a breve termine e con rating elevati, dove gli spread sono stati all’inizio maggiormente penalizzati dalle perturbazioni dei prezzi. Manteniamo una particolare attenzione alla liquidità. Ciò significa sia mantenere un elevato livello di liquidità sia concentrarsi su titoli di alta qualità creditizia. Questa rimane una priorità perché è il modo di preservare la flessibilità in tempi di incertezza e di elevata volatilità. La transizione verso la normalità è ancora lunga, ma è iniziata.

Eric Brard, responsabile Reddito fisso e Monica Defend, capo della ricerca globale di Amundi

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