Kames Capital. E’ la fine dell’inizio

La Borsa di Londra

La Borsa di Londra

La scorsa settimana è stata incredibile. Più liquidità, supporto fiscale e più sopportazione che in qualsiasi altra settimana, nella storia. A livello globale, le risposte sono andate dall’invio di assegni via posta a sussidi governativi ai salari. Le banche centrali si sono scrollate di dosso la loro riluttanza rivelandosi larghe di manica. E dietro al tumulto economico si estende il brivido della tragedia umanitaria. Andando a scavare nel profondo, la scorsa settimana ha segnato la fine del principio. Abbiamo una proiezione della crisi che ci aspetta. Il governo britannico prevede un periodo che spazia da uno a tre mesi di interruzione della vita normale. Stiamo iniziando a tracciare una prima bozza di quale sarà il risultato finale, che vedrà molte aziende in difficoltà e altrettante al buio su quali saranno i numeri del 2020. Lo sfinimento, non l’entusiasmo, ha guidato i risultati di venerdì.

Non c’è bisogno di andare nei dettagli delle risposte politiche alla situazione. Al di là alle misure prese dalla BoE, dalla Bce o dalla Fed, a essere cruciale per gli investitori è  stato l’accesso al dollaro Usa. I paesi, le società, i trader e i gestori hanno avuto bisogno di attingere a dollari da spendere, di pagare i debiti o di procedere a richieste di integrazione. La valuta ha avuto un rally senza precedenti, fino a venerdì quando c’è stata un’inversione del suo apprezzamento. La debole perfomance dei mercati emergenti, dei mercati del credito e la volatilità dei titoli di stato sono state la risposta a questa domanda verso la valuta statunitense. Crediamo che questo si assesti e che una sorta di stabilità torni nel mercato obbligazionario, anche se la crisi si farà sentire ancora.

Le banche centrali hanno posto l’offerta di dollari al centro della loro risposta, attraverso la fornitura globale di swap line in dollari. La liquidità è garantita, ma ci stiamo ancora facendo strada per capire quale sarà l’impatto commerciale della crisi negli asset rischiosi. Nonostante la risposta selvaggia dei mercati, azionario e obbligazionario, ci sono state alcune emissioni corporate. A procedere sono state società di pubblico servizio, di telecomunicazioni e Pepsi – tutte realtà percepite come abbastanza solide da poter affrontare la crisi in corso. Altri, come le aziende dei settori viaggi, alberghiero e gaming (giusto per nominarne alcuni), invece, avranno bisogno di supporto da parte del governo e di maggiore chiarezza su tempistiche e sviluppi della crisi per poter riguadagnare fiducia agli occhi degli investitori. E’ più sicuro ora rituffarsi nelle acque. I bond governativi hanno compratori attivi e c’è accesso al dollaro. E’ prevedibile però che molti player del mercato del credito preferiscano rimanere sulla spiaggia, almeno finché non ci sarà maggiore visibilità sull’inizio della fine di questa crisi. Questo si misura in vite umane: una contrazione tangibile nella diffusione del virus, del numero dei deceduti, e un vaccino. I nostri pensieri vanno a tutti quelli direttamente coinvolti, soprattutto all’Italia.

Adrian Hull, head of fixed income di Kames Capital

 

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