Merian GI. Coronavirus, il debito emergente (in valuta forte) non è un problema ma una soluzione. Commento di Delphine Arrighi

FOTO MERCATI EMERGENTIIl debito dei mercati emergenti in valuta ha avuto solide performance quest’anno. Tuttavia, l’impatto del coronavirus si sta sentendo in Cina, Asia e sempre più anche nel resto del mondo.  Il coronavirus non è  stato l’unico shock a disturbare la serena narrativa di una ripresa della crescita globale. I timori riguardo alle tensioni tra Usa e Iran sono aumentati esponenzialmente dopo la morte di Qassem Soleimani il 3 gennaio, per poi svanire molto velocemente. È ancora troppo presto per prevedere le conseguenze di lungo termine del coronavirus. Il 30 gennaio, con il numero di vittime che toccava già le migliaia in Cina, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza globale.

A partire da allora, si è creata l’idea comune che il coronavirus avrà un impatto economico più severo rispetto a quello della SARS nel 2003. Da un lato la Cina ha oggi una fetta molto più grande del Pil mondiale rispetto al 2003, dall’altro il modello di crescita cinese si è evoluto e non è più in linea con il +10% di allora.

Tuttavia, c’è un dibattito legittimo su quanto sarà prolungato l’impatto del COVID-19. L’epidemia della SARS aveva innescato un brusco rallentamento dell’economia nel primo trimestre del 2003, tuttavia durante il secondo trimestre la crescita era tornata rapidamente al trend, grazie a stimoli intensi da parte di tutti i Paesi della regione. Riteniamo che nel 2020 la Cina mirerà a riportare la crescita vicino al trend il più velocemente possibile, utilizzando gli strumenti di politica monetaria e fiscale a sua disposizione. Le altre banche centrali e i governi della regione seguiranno il suo esempio e ciò potrebbe portare a nostro avviso a una ripresa solida della crescita nel secondo o terzo trimestre del 2020. Tuttavia, è probabile che nel frattempo il mercato resterà nervoso, con dati che si prospettano essere estremamente deboli nel breve periodo. Di conseguenza, riteniamo che lo scenario base di una ripresa della crescita globale sia ancora valido per il 2020, anche se sarà ritardato alla seconda metà dell’anno.

Sebbene dovremmo continuare a fare ricerche per affinare la nostra view sull’impatto di lungo termine del virus, è già chiaro che nel breve periodo lo shock per l’Asia sarà notevole. L’economia della Thailandia, basandosi fortemente sul turismo, sta subendo un impatto notevole, così come quella della Corea del Sud, a causa degli effetti sulla sua supply chain. La crisi offre a gran parte delle banche centrali dei mercati emergenti asiatici un incentivo per continuare a tagliare i tassi. Queste hanno già agito in Filippine, Thailandia e Malesia, mentre vedremo ulteriori mosse in Corea e Indonesia. Ciò ci ha permesso di ricostruire la nostra esposizione ai tassi nella regione, anche se siamo più cauti sulle valute asiatiche.

Opportunità nei bond in valuta forte. In risposta alla crisi del COVID-19. Il debito dei mercati emergenti non è stato immune alla volatilità globale. Le performance sono state variegate nel debito in valuta locale. Gli investitori fiduciosi in una ripresa della crescita globale si erano posizionati sulle valute dei mercati emergenti e alcuni di essi hanno subito perdite quando le implicazioni economiche del coronavirus sono diventate evidenti.

Dopo il sell-off legato allo shock, riteniamo che il debito emergente in valuta forte potrebbe presto offrire opportunità interessanti. I rendimenti dei Treasury Usa sono ora a livelli estremamente bassi. Il 28 febbraio, il rendimento del Treasury Usa a 10 anni è calato fino a circa l’1,19%, mentre quello a 30 anni era inferiore al minimo storico dell’1,7%. Tali bassissimi livelli riflettono sia i dati sull’economia Usa che un sentiment cupo. Tuttavia, ciò dovrebbe spingere gli investitori a cercare rendimenti al di fuori dei Paesi sviluppati, per questo favoriamo i mercati emergenti.

Riforme al portafoglio: i Paesi che favoriamo in questa fase. In questo contesto incerto, ci siamo concentrati su quei Paesi che ci piacciono indipendentemente dal contesto di rischio globale. Tra questi rientra il Ghana, che si è impegnato per raggiungere la stabilità macroeconomica e ha oggi una posizione fiscale migliore. Riteniamo che i suoi bond in valuta forte siano ancora relativamente economici rispetto ai fondamentali. La bilancia delle partite correnti del Ghana dovrebbe beneficiare inoltre dell’aumento del prezzo dell’oro, mentre il calo dei prezzi del petrolio è in qualche modo compensato da guadagni marginali nella produzione di petrolio.

Certamente il Ghana ha dovuto affrontare diverse sfide negli ultimi anni. Sia il settore bancario che quello dell’energia avevano bisogno di un salvataggio e, sebbene quest’ultimo sia ancora in corso, riteniamo che il governo abbia provveduto in modo adeguato. Non ci aspettiamo uno scostamento importante dalle proiezioni fiscali, e non vediamo il rischio di un cambiamento di direzione in vista delle elezioni del quarto trimestre. Manteniamo quindi un forte sovrappeso sul Ghana.

Riteniamo che il Pakistan potrebbe essere la prossima importante area di riforme. La brusca svalutazione della valuta pakistana ha permesso una rapida correzione del conto delle partite correnti. La posizione fiscale del Pakistan, che rappresenta ancora il suo punto debole, dovrebbe migliorare, dato che il Paese mira a raggiungere i target del FMI.

Continuiamo a favorire anche i crediti a basso beta di alta qualità, come Indonesia, Russia e – più di recente – Uruguay. In Russia, la carenza di debito denominato in dollari e i fondamentali solidi continuano a spingere le valutazioni verso i massimi storici. In Uruguay, il governo incombente ha promosso un’agenda di riforme fiscali e la crescita dovrebbe riprendersi, grazie a una gestione economica più decisa.

Troviamo valore anche nel nuovo segmento di frontiera, dove il ciclo di taglio dei tassi ha ancora spazio per proseguire (e i rendimenti reali sono ancora molto elevati). Restiamo positivi su Ucraina ed Egitto, che secondo le aspettative dovrebbero vedere ulteriori tagli sostanziali. Abbiamo tuttavia una view più cauta sulla Nigeria, a causa della sua dipendenza dal petrolio. Ci piacciono anche i T-Bill pakistani, che offrono un carry interessante, con una valuta che secondo le aspettative dovrebbe rafforzarsi ora che il conto delle partite correnti del Paese si è aggiustato.

Delphine Arrighi, gestore del fondo Merian Emerging Market Debt, Merian Global Investors

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