AllianceBernstein. Quale sarà l’impatto del coronavirus sull’economia globale? Commento di Darren Williams

pilIl coronavirus sta dominando le notizie e spargendo il panico sui mercati. In poco più di una settimana, l’epidemia si è trasformata da un problema principalmente asiatico a un pericolo chiaro per l’intera economia globale. Purtroppo, il virus sta causando sempre più decessi e la sua diffusione un forte subbuglio nei mercati azionari globali, spingendo i rendimenti obbligazionari a nuovi minimi e la Federal Reserve a operare il suo primo taglio dei tassi di emergenza dalla grande crisi finanziaria. Molto di quello che riguarda il coronavirus rimane incerto quindi dobbiamo prestare particolare attenzione quando proviamo a stimarne l’impatto sull’economia. Non solo abbiamo una visibilità limitata su quello che può essere il percorso del virus, ma anche la lista dei casi comparabili è alquanto corta. Quello che sappiamo è che l’economia globale rimane fragile, oscurata dall’emergere del populismo e dalle tensioni geopolitiche tra Cina e Occidente. Sappiamo anche che molte aree del mondo sviluppato stanno raggiungendo i limiti delle possibilità della politica monetaria e che la combinazione di questi fattori rende l’economia globale insolitamente vulnerabile a shock negativi come il coronavirus.

Fino a una settimana fa o poco più, i principali canali attraverso i quali il coronavirus era atteso colpire l’economia globale erano limitati all’impatto diretto sulla crescita della Cina e sui cambiamenti alla catena di produzione internazionale. Il primo è stato certamente impressionante, con gli indici Pmi di febbraio crollati a un ritmo più rapido di quanto visto durante la crisi finanziaria. Considerate le attese di una risposta aggressiva da parte delle autorità cinesi, pronte a fornire un forte stimolo all’economia, ci si attendeva che il “contagio” per l’economia globale rimanesse contenuto.

Ora che il virus ha attecchito anche oltre i confini della Cina, questa visione relativamente ottimista sta rapidamente scemando. Il rischio principale è che le misure di contenimento adottate dai governi catapultino il mondo in uno stato di recessione. E’ troppo presto per trarre conclusioni, ma ci sono segnali nefasti. In Europa, ad esempio, l’attenzione sta iniziando a spostarsi su come ritardare la diffusione del virus piuttosto che su come prevenirlo o contenerlo. Sembra solo una questione di tempo prima che i governi inizino a imporre restrizioni di vario tipo all’attività economica.

Recentemente abbiamo abbassato le nostre stime di crescita mondiale dal 2,4% al 2,1%, al di sotto del consenso, dunque al tasso più basso dalla grande crisi finanziaria. Questo riflette i rischi associati ai primi due canali di trasmissione, ovvero l’economia cinese e la catena di produzione. E’ probabile si riveli una previsione troppo ottimista tuttavia se la diffusione in Europa e Stati Uniti sarà accompagnata da azioni di contenimento draconiane. In quel caso la crescita potrebbe navigare, anche solo temporaneamente, in territorio negativo – scenario che potrebbe peggiorare se ciò esponesse le fragilità associate al rapido aumento del debito.

Queste le preoccupazioni che hanno portato alla decisione della Fed. Se normalmente il taglio dei tassi è una buona notizia per gli investitori, dobbiamo essere realisti su cosa possono effettivamente ottenere le banche centrali allo stato attuale. Possiamo avere un’alta convinzione nella capacità delle banche centrali di impedire che le perturbazioni economiche si trasformino in una crisi di liquidità (se tale rischio dovesse insorgere). Inoltre, possono tentare di evitare che uno shock dell’offerta si trasformi in uno shock della domanda, adottando misure per rafforzare la fiducia, allentare le condizioni finanziarie e prevenire la diffusione della debolezza del mercato azionario nell’economia reale.

Ma possiamo avere molta meno fiducia nella capacità delle banche centrali di affrontare o compensare il danno economico. Ciò sarebbe stato vero in tempi migliori, ma oggi la politica monetaria ha raggiunto i limiti della sua efficacia in molte parti del mondo sviluppato (cioè in Europa e Giappone). Inoltre, la politica monetaria è uno strumento poco utile ad affrontare i problemi di flusso di cassa delle imprese e delle famiglie nelle aree colpite.

È qui che entra in gioco la politica fiscale. Quando i governi iniziano a imporre restrizioni sull’attività economica, è fondamentale che siano accompagnati da misure per ridurre al minimo l’impatto sulle famiglie e sulle imprese. La buona notizia è che sembra che i politici lo stiano capendo. Ma è importante che le parole siano seguite da un’azione efficace. In caso contrario, lo stimolo monetario può rivelarsi inutile, insufficiente da solo per prevenire una recessione più profonda nel caso in cui la crisi del coronavirus continui a intensificarsi.

Darren Williams, director global economic research di AllianceBernstein

 

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