Unigestion. Cosa aspettarsi dalle strategie azionarie a basso rischio nel 2020

Wall Street a New York

Wall Street a New York

Da un punto di vista macro, il 2020 può essere riassunto come segue. L’economia globale sta rallentando da 15 mesi, ma non riteniamo che sia in atto una recessione. Il livello d’inflazione continua ad essere insoddisfacente, perciò ci aspettiamo che le banche centrali continuino ad offrire un sostegno ai mercati finanziari. Mentre le prospettive per gli asset orientati alla crescita rimangono positive, le valutazioni elevate rappresentano una fonte di preoccupazione. Storicamente, quando il fattore di basso rischio soffriva in un dato anno, c’è stata – in media – una forte tendenza all’inversione della performance nell’anno successivo. Guardando agli ultimi 20 anni, ci sono stati tre casi in cui il mercato ha fornito rendimenti annuali superiori al 25%: 1999, 2003 e 2009. Sebbene il fattore di basso rischio abbia dovuto affrontare ogni volta venti contrari, ha dimostrato – in media – una forte tendenza all’inversione negli anni successivi. Si potrebbe sostenere che il 2009 sia stato un’eccezione, in quanto il rally dovuto ad una minore avversione al rischio, dopo la grande crisi finanziaria, è durato più a lungo, il che è comprensibile data la massiccia correzione nei mercati azionari tra il 2008 e l’inizio del 2009.

Il 1999 rappresenta un buon esempio di un anno in cui un rally di mercato, guidato da valutazioni elevate, si sia sgonfiato, nonché di come i titoli difensivi siano riusciti a proteggere i portafogli, durante condizioni di mercato più turbolente verificatesi l’anno successivo. È interessante notare che sia il 1999 che il 2003 hanno preceduto la campagna elettorale USA. Anche il 2020 è un anno elettorale negli Stati Uniti: il mercato è perciò destinato ad entrare in un periodo di maggiore volatilità? Negli ultimi 20 anni, la nostra strategia azionaria low risk-managed ha mediamente sottoperformato il suo benchmark durante l’anno precedente le elezioni americane per poi sovraperformare in quello successivo.

Il 2000 e il 2004 hanno visto lo stile value superare i titoli growth più costosi. Tuttavia, non tutti i titoli a basso rischio beneficeranno, in media, di questa inversione. A nostro parere, i titoli a basso rischio che già presentano livelli di valutazione non realistici hanno meno probabilità di beneficiare della tradizionale protezione offerta dai titoli a bassa volatilità. Lo spread tra titoli value e growth ha raggiunto ancora una volta il massimo storico e gli investitori dovrebbero fare molta attenzione quando acquistano titoli presumibilmente difensivi, ma che in realtà presentano caratteristiche di liquidità e di valutazione distorte. Confidiamo molto sulla nostra capacità di gestione dei rischi non legati alla volatilità, che non vengono adeguatamente considerati nelle strategie passive a basso rischio. Storicamente, dopo periodi in cui il fattore value ha registrato una significativa sottoperformance, ha poi visto un forte rimbalzo – come dimostrato nel 2000, 2004, 2008 e 2016.

Il rischio legato alla liquidità è chiaramente uno dei principali fattori che gli investitori devono monitorare in futuro. Le questioni relative ai tassi repo nel Q4, che hanno costretto la Fed a intervenire, ci ricordano quanto può accadere. Visti bassi tassi d’interesse che caratterizzano la maggior parte delle economie sviluppate si potrebbe sostenere che è meno probabile che si verifichi una grave crisi di mercato, data l’”assicurazione” fornita delle banche centrali per contenere i rischi sistemici. Tuttavia, ci sono molte potenziali fonti di turbolenza che le banche centrali potrebbero fare fatica a mitigare: la crisi mediorientale, l’incertezza elettorale negli Stati Uniti, le trattative per la Brexit, l’attuazione dell’accordo commerciale USA-Cina e la possibilità di un aumento delle inadempienze sul debito corporate in Cina, per citarne solo alcune. Non dobbiamo inoltre dimenticare l’accresciuta attenzione sulle tematiche ESG da parte delle autorità di regolamentazione e degli investitori, che potenzialmente potrebbe avere un impatto significativo su alcune imprese del “vecchio mondo”, come evidenziato dall’attuale crisi degli incendi in Australia.

Alla luce di tutto ciò, è molto probabile che nel 2020 ci troveremo in un ambiente più volatile, che solo un portafoglio resiliente, liquido, di alta qualità e con valutazioni ragionevoli potrebbe essere in grado di affrontare senza problemi.

Nonostante la sottoperformance del 2019 delle nostre strategie di gestione del rischio sia stata significativa, i suoi fattori trainanti sono solidi. La nostra allocazione verso società a basso rischio e prezzate correttamente ha rappresentato una delusione per molti nel corso di un rally growth-oriented, lo scorso anno.

Guardando al futuro, con i titoli growth che raggiungono livelli di valutazione fragili e i rischi politici in aumento, la volatilità dovrebbe aumentare, nonostante un contesto favorevole ai growth asset e senza la minaccia dell’inflazione. Ciò dovrebbe fornire condizioni favorevoli alla nostra strategia. A nostro avviso, oggi più che mai, coloro che investiranno nell’azionario globale trarranno profitto dalla gestione del rischio come motore sia dei rendimenti che della protezione del capitale.

 

Questa voce è stata pubblicata in Finanza e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


+ sette = dodici

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>