Ambrosetti AM Sim. Il 2019 si chiude in un clima sereno. Analisi di Alessandro Allegri

La Borsa di Wall Street a New York

La Borsa di Wall Street a New York

I segnali emersi sui mercati nel mese di novembre vanno a confermare i presupposti rialzisti di inizio trimestre accompagnando i mercati verso la conclusione di un anno con risultati in generale molto soddisfacenti per gli investitori.
La direzione dunque resta quella sancita da un mercato azionario positivo, molto positivo, che amplifica le indicazioni rialziste di inizio anno e che sembra non incontrare difficoltà neppure di fronte a numeri di performance annua cumulata significativi che non si presentano certo abitualmente. L’altra traccia forte è la difficoltà, conclamata ma soprattutto prospettica, degli strumenti obbligazionari nel continuare ad offrire performance interessanti senza più il supporto di cedole adeguate, oramai zero-based.

Il quadro macroeconomico è variato di poco, seppur con qualche dato migliore sul fronte statunitense, ma gli eventi delle ultime settimane hanno, almeno per ora, allentato la tensione sugli aspetti di politica internazionale: un accordo tra Usa e Cina sui temi commerciali sembra più vicino ed il rischio di una Brexit senza paletti pare scongiurato. Tutti elementi che hanno rasserenato il clima dando maggior fiducia agli investimenti più rischiosi che oggi restano l’unica possibilità per chi ricerca rendimento soddisfacente.

Sui mercati azionari il mese di novembre ha segnato una riconferma della fiducia degli operatori con un ritorno significativo e generalizzato degli acquisti. Gli Stati Uniti sono rimasti leader (+3.4%) con una sovrapeformance significativa rispetto ad Euro (+2.75%) e soprattutto Giappone (+1.94%). Qualche incertezza in più è arrivata invece dai mercati emergenti. Hong Kong consegna risultati negativi (-2.08%) mentre l’area Latin America risente di un indebolimento della valuta decisamente penalizzante. Il protezionismo e un approccio restrittivo verso la globalizzazione continuano a creare ostacoli alla crescita per questi mercati che, solo in pochi casi possono rivolgersi a meccanismi solidi di crescita interna. Sul fronte settoriale sono ancora i temi Technology a tenere banco (+5.22%) supportati dagli Healthcare mentre sottoperformano Energy ed Utilities.

In questo frangente appare decisamente mutato l’approccio degli investitori sulle tematiche obbligazionarie. In generale il reddito fisso fatica a confermare gli esaltanti risultati di inizio anno. Gli effetti delle politiche monetarie concilianti si sono esauriti ed i ritorni attesi da flussi cedolari, contenuti o in molti casi praticamente nulli, non giustificano la presa di rischio su questi strumenti. Il mese appena concluso registra una ulteriore contrazione sui governativi (-0.6% Euro, -2.0% Italia, -0.3% Usa, -0.6% Emergenti) mentre resistono attorno alla parità i temi Corporate e gli High Yield.
Sul lato valutario i mercati restano, per certi versi, ancorati alla stabilità degli scorsi mesi. L’Euro torna ad arretrare nei confronti del Dollaro mantenendosi in equilibrio verso le altre valute. Sono tuttavia movimenti limitati che rendono il mercato dei cambi inusitatamente stabile. Le oscillazioni quest’anno in generale sono ridotte del 50% rispetto alle abitudini tipiche con un impatto delle tematiche politico-commerciali pressoché nullo sugli equilibri valutari. Difficile il mantenimento di questa stazionarietà a lungo con attese di qualche sorpresa in più proprio nei prossimi trimestri.

Il quadro di novembre si conclude con le materie prime che invertono le indicazioni del mese precedente. L’oro conclude in flessione (-3.2%) mancando l’opportunità di recupero dopo aver raggiunto livelli potenzialmente interessanti mentre il Petrolio riscatta le incertezze precedenti (+3% nel mese) stabilizzando la crescita da inizio anno.

Nonostante dei livelli di allentamento delle banche centrali senza precedenti, l’economia reale sta ancora lottando con una crescita contenuta sia a livello di domanda che di produttività e un’inflazione al di sotto degli obiettivi desiderati. La fiducia nella capacità della politica monetaria di stabilizzare l’economia sta diminuendo e, per ovvie ragioni, continua a mancare la spinta del settore privato, il che tarpa le aspettative di crescita nominale alimentando il rischio, per ora latente, di recessione ma lasciando il ciclo economico stagnante senza armi di difesa dalle incertezze di carattere politico che tuttavia nell’immediato sembrano rientrate e ridimensionate.

L’attuale habitat economico-finanziario richiede quindi una appropriata posizione a favore del rischio anche sulla base della maggiore probabilità che la crescita si stabilizzi e successivamente vada in miglioramento.
Per quanto riguarda i mercati azionari, proprio loro continuano a rimanere “l’alternativa d’investimento” necessaria per trovare rendimento. Più il percorso rialzista prosegue più aumentano i timori che si stia lavorando su delle aspettative poco solide non supportate da dati economici reali adeguati, tuttavia la politica monetaria resta di supporto e lo scenario di una importante manovra di stimolo fiscale nei mesi a venire creerebbe le condizioni per una prosecuzione della positività nel 2020. Lato obbligazioni, l’ambiente a basso tasso di interesse globale non lascia scampo agli investitori e la ricerca di rendimento dovrebbe proseguire a sostenere i flussi di portafoglio verso le componenti a spread ed il mondo delle emissioni emergenti. Sebbene le tensioni politiche in atto possano aumentare la volatilità, i prodotti più rischiosi, ma con durata contenuta, rimangono interessanti finché la propensione al rischio rimarrà supportata da livelli di liquidità globale significativi.

A cura di Alessandro Allegri, AD di Ambrosetti Asset Management SIM

 

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