Gentiloni affossa le speranze di ripresa per l’Eurozona e avverte i sovranisti sul MES. Il Patto per la stabilità va rivisto

Paolo Gentiloni, Commissario agli Affari dell'Ue

Paolo Gentiloni, Commissario agli Affari dell’Ue

Nell’area euro “fino al 2018 c’era crescita convergente e sostenuta nei paesi. (O)ra) non ci sono possibilità che nel 2020-2021 ci sia un rebound significativo della crescita. Non siamo alla vigilia della recessione ma siamo di fonte a un rallentamento della crescita, particolarmente concentrato nel manifatturiero e nei Paesi più esposti all’export. Così il Commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni, intervenendo alla sesta edizione dell’evento Rome Investment Forum, la conferenza di FeBAf (Banche, Assicurazioni, Finanza) dedicata all’Unione europea, alla crescita sostenibile, agli investimenti e al ruolo globale dell’Europa.

La nuova Commissione europea “nasce con alle spalle anni di crescita, con la crisi dell’euro scongiurata e con una fase tutto sommato positiva che si è anche riflessa, ad esempio, nel fatto che nessuno dei progetti di Bilancio presentati dai Paesi membri vede superare la soglia del 3 per cento sul deficit-Pil”, ha detto il commissario, aggiungendo che “tuttavia ogni forma di ottimismo va molto contenuta, perché questa Commissione nasce in una fase caratterizzata da grande incertezza geopolitica, che determina incertezza sugli scambi globali e rallentamento della crescita”.

Sul fatto che il rallentamento della crescita abbia colpito soprattutto il manifatturiero e i paesi più esposti alle esportazioni, “non a caso risultano particolarmente colpiti Paesi come Germania e Italia, entrambi forti nel manifatturiero e nell’export”.

Tutto ciò si sta verificando in un momento in cui l’Europa e la sua economia vivono “una gigantesca transizione, che in alcuni settori ricorda quella dei due decenni del dopoguerra. In questa transizione abbiamo anche bisogno di farci carico della compensazione, sul piano sociale, che l’impatto di questa transizione provocherà”.

Nel caso più specifico dell’Italia, il commissario ha lanciato un appello alla politica affinché non alimenti tensioni sulla riforma del Mes Fondo salva-stati, anche perchè scontri in tal senso producono “solo effetti autolesionistici” per l’Italia. In ogni caso, riprendendo quanto è stato auspicato negli ultimi mesi della sua presidenza presso la Bce da Mario Draghi, in più di un’occasione, il commissario ha affermato che l’area euro nel complesso ha bisogno di  un “coordinamento” delle politiche di Bilancio perché “da sola la politica monetaria non basta di fronte alla situazione in cui siamo, per fare fronte a questa fase di rallentamento”.

“Quello che è certo è che il quadro regolatorio di cui l’Unione europea dispone è quadro nato negli anni della crisi, per fare fronte a una grande paura”, che riguardava anche la tenuta dell’euro. Oggi il quadro normativo, che incornicia un rallentamento dell’economia,”va assolutamente completato”. A tal proposito, in un’intervista rilasciata alla Sueddeutsche Zeitung, Gentiloni ha chiaramente sottolineato come sia cruciale che il Patto di stabilità vada a questo punto rivisto: “Dobbiamo mettere in chiaro che queste regole sono nate in un momento particolare, nel contesto di una crisi, ma ora da questa crisi siamo usciti – ha ripetuto – Oggi ci sono altre sfide, come “la lotta al cambiamento climatico e il pericolo di avere, per un lungo periodo, una crescita debole e una bassa inflazione”. In questo contesto le regole Ue, che stabiliscono un tetto del 3% per il deficit/pil e del 60% al debito/pil, devono essere ripensate e un ripensamento, sotto forma di prime proposte, potrebbe arrivare già nella seconda metà del 2020. “Non usero’ due pesi e due misure”, ha garantito Paolo Gentiloni al quotidiano tedesco.

In occasione della conferenza ha preso la parola anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che è tornato a parlare dell’importanza dello spread:

“La riduzione dello spread è importante perché comporta un ingente recupero di risorse grazie alla minore spesa per gli interessi. Questo può contribuire a favorire gli investimenti riducendo il costo del credito. E’ chiaro che le polemiche e il dibattito pubblico particolarmente vivo e incentrato su aspetti che appaiono incomprensibili agli investitori e ai mercati finanziari non ci fa bene”.

“Consentiteci di fare l’ultimo miglio della manovra – ha detto Conte, parlando della legge di bilancio – Una volta approvata, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, ci dedicheremo alle riforme strutturali. Una Magna pars del Programma sarà dedicata a realizzare in modo più efficace gli investimenti”.

 

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