Hermes IM. Brexit, questione più filosofica o politica? Articolo di Saker Nusseibeh

A sinistra il Primo ministro, Boris Johnson, del Conservative Party e, a destra, Jeremy Corbin, leader del Labour Party

A sinistra il Primo ministro, Boris Johnson, del Conservative Party e, a destra, Jeremy Corbin, leader del Labour Party

La saga Brexit continua e le macchinazioni politiche di tutte le parti coinvolte dimostrano che, sia per i pro Brexit sia per i Remain, è diventata una questione di filosofia, sempre più avulsa dall’azione politica pratica.Il nuovo accordo non è sostanzialmente diverso da quello di Theresa May, anche se l’escamotage sull’Irlanda del Nord lo rende più accettabile ai sostenitori del fronte Brexit. Il fronte Remain continua a essere contrario all’esito del referendum e rimane irrisolta anche la spaccatura politica derivante dall’introduzione di un referendum popolare su un tema così rilevante per una democrazia rappresentativa. In pratica, in caso di uscita con un no deal, è improbabile si verifichino gli eventi catastrofici temuti dai sostenitori del Remain, perché sia il Regno Unito sia l’Unione Europea cercheranno di ammorbidire la fase che porta a un nuovo accordo commerciale. Allo stesso modo, le previsioni ottimistiche per un contesto commerciale più favorevole per un Regno Unito economicamente indipendente dall’UE non hanno le stesse probabilità di concretizzarsi.

Il nocciolo della questione rimane per gli elettori pro Brexit una questione di controllo sulla sovranità e un segnale a quella che inquadrano come una classe politica lontana, mentre per gli elettori favorevoli al Remain rimane una questione di convenienza economica, e forse anche di identità culturale. In questa fase, qualsiasi previsione è di per se rischiosa, ma l’umore popolare per una sorta di chiusura e la fine dell’incertezza sarebbe a favore di un’eventuale Brexit. Il prezzo economico del divorzio, così come gli eventuali elementi attenuanti di una politica economica più indipendente, non saranno del tutto evidenti per diversi mandati parlamentari. Come conseguenza di questo processo, il Regno Unito ha già subito perdite economiche, e, cosa ancora più importante, ferite profonde nel proprio tessuto sociale e nel quadro politico. La speranza per il Paese è che con il tempo queste ferite guariranno e che qualsiasi battuta d’arresto economica sarà controbilanciata.

Saker Nusseibeh, Chief Executive, Hermes Investment Management

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