Pir, ritorno alle origini. Ecco i titoli da inserire nel portafoglio – tipo

I Piani individuali di risparmio hanno avuto successo, ma poi con le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2019, ne hanno risentito. Adesso il Mef sta valutando cosa fare per rilanciarli

I Piani individuali di risparmio hanno avuto successo, ma poi con le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2019, ne hanno risentito. Adesso il Mef sta valutando cosa fare per rilanciarli

Il dossier PIR ritorna sul tavolo del Mef. E’ il ministro dell’economia Roberto Gualtieri che in audizione alla Camera ha previsto che sui Piani individuali di risparmio “ragioneremo”, visto che si tratta di “uno strumento importante e faremo una valutazione anche rispetto alle recenti modifiche”. Il riferimento del ministro è alle novità introdotte dalla scorsa legge di bilancio che in particolare ha previsto che i nuovi Pir sottoscritti dal 1° gennaio 2019 devono investire almeno il 3,5% del patrimonio in fondi italiani di “venture capital” e un altro 3,5% in azioni di piccole e medie imprese (quotate Aim) con meno di 250 dipendenti e 50 milioni di ricavi. Novità che hanno fatto levare un coro di proteste nel settore.

Pir: Mef valuta le ultime modifiche. Il giudizio degli analisti

Il 20 settembre scorso il presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos ha sostenuto la necessità di tornare alla versione originale dei Pir, eliminando l’introduzione dei vincoli minimi di investimento sull’Aim e sul venture capital. A seguirlo altri protagonisti nel settore del risparmio gestito, da Massimo Doris di Banca Mediolanum a Giovanni Sabatini dell’Abi per citarne alcuni, hanno lanciato un chiaro messaggio al Tesoro: sulle modifiche introdotte nel 2019 si faccia un passo indietro. Certo che, come precisa Luigi De Bellis, co-responsabile dell’ufficio studi di Equita, l’andamento della raccolta PIR da inizio anno (-350mn a fine 1H19 e – 546mn a fine agosto) ha mostrato come le modifiche apportate alla normativa hanno significativamente ridimensionato l`attrattività di questo strumento. Da qui l’analista di Equita giudica positivamente la volontà di considerare modifiche alla normativa, che aveva avuto successo nel convogliare risparmio italiano a imprese italiane. Anche gli esperti di Mediobanca concordano nel ritenere che un potenziale ritorno alla versione originale PIR potrebbe fermare i flussi in uscita e rilanciare gli investimenti sulle azioni delle PMI.

Con ripristino norma ecco il portafoglio tipo

Il principale beneficiario di questo passo indietro, secondo Mediobanca, sarebbe Banca Mediolanum. Nella prima fase di vita dei PIR, il gruppo è stato l’operatore di maggior successo raggiungendo nel 2017-18 una quota di mercato del 21,4%. Fin dalla sua costituzione, l’azienda ha raccolto 3,2 miliardi di euro, di cui 2,4 miliardi di euro nel primo anno. Interessante notare –scrive Mediobanca – che il 45% di questi flussi erano nuovi contanti, mentre il 40% è stato spostato dai patrimoni in amministrazione. Il restante 15% è rappresentato da altre gestioni patrimoniali.
“Grazie al successo ottenuto nella prima edizione, riteniamo che il potenziale ritorno alle regole originarie sarebbe indubbiamente positivo per la banca” dicono gli analisti di Piazzetta Cuccia.

Quali i titoli da inserire in un portafoglio a misura di PIR? ”Durante la prima ondata dei pir” ricordano gli analisti “gli investitori hanno scelto le azioni sulla base di un approccio che combinava analisi dei fondamentali con un modello che teneva in considerazione elementi di più lungo termine come la sostenibilità dei dividendi. Il tema delle opportunità nell’m&a è anche un altro aspetto che ha guidato le strategie allocative dei pir” continua Mediobanca. “ In caso di un ripristino del vecchio schema dei pir, non abbiamo alcuna ragione per cambiare i criteri di allocazione citati. Quindi un potenziale portafoglio pir da detenere per un periodo di tempo legato all’orizzonte temporale del piano, comprende titoli in parte al di fuori del nostro basket di azioni consigliate a un anno”. Tra i nomi inclusi troviamo Anima, Autogrill, Brembo, Bff Banking Group, Brunello Cucinelli, Carel, De Longhi, Enav , Garofalo Health Care , IMA , Interpump , Iren , Marr , Rai Way, Reply, SeSa, Technogym e Tinexta. Fuori dall’orizzonte di lungo termine, gli analisti confermano la loro selezione di sei mid cap: Autogrill, Bff Banking Group, Fincantieri, Iren, Rai Way e SeSa e per tutte queste azioni Mediobanca assegna rating outperform.

 

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