Unigestion. Quello che farà la Bce

La sede della Bce a Francoforte sul Meno

La sede della Bce a Francoforte sul Meno

La riunione odierna della Bce è stata particolarmente significativa per tre motivi. In primo luogo, ha fatto seguito ad una riunione di luglio in cui Francoforte non aveva intrapreso alcuna azione, ma ha posto le basi per una ripresa dell’allentamento: il meeting di oggi doveva dare agli investitori la conferma della rinnovata estensione del programma di allentamento. In secondo luogo, precede la riunione della Fed della prossima settimana, che dovrebbe vedere un altro taglio dei tassi: l’entità dell’allentamento della Bce è un’indicazione del potenziale messaggio che proverrà dalla Fed. In terzo luogo, l’Eurozona è appena entrata nel suo ventesimo mese di rallentamento economico e di inflazione più lenta del previsto, mentre la produzione industriale si è contratta del 2% in un anno: l’intervento della Bce si è fatto ormai indispensabile.

L’ultimo meeting di Mario Draghi in qualità di Presidente della Bce ha rappresentato l’occasione conclusiva per celebrare il suo mandato di banchiere centrale. Le aspettative del mercato erano in modalità “colomba”, prezzando una riduzione di 10 punti base del tasso sui depositi e una ripresa del programma di acquisto di asset, dove alcuni membri del Consiglio mostravano un allineamento limitato. La situazione creatasi nel dicembre 2015 rappresentava il rischio principale della riunione odierna, ma questa volta la Bce non ha deluso i mercati: non solo ha ridotto i tassi come previsto, ma ha anche annunciato il rilancio di un programma di acquisto di attività per 20 miliardi di euro al mese “per tutto il tempo necessario”, un adeguamento e una proroga della scadenza delle operazioni LTRO, nonché un sistema a due livelli per la remunerazione delle riserve che esonera parte delle partecipazioni delle banche dai tassi negativi.

Questi annunci fanno seguito a un cambiamento nelle proiezioni della Bce, tagliate a causa dell’ulteriore deterioramento delle condizioni economiche in Europa. La crescita del Pil per il 2019 non dovrebbe superare l’1,1% (contro l’1,2% precedente). La previsione di inflazione per il 2020 è dell’1% (vs 1,4%), in quanto la crescita rallenta e i prezzi delle materie prime rimangono contenuti. Sulla scia di questo deterioramento, la Bce ha deciso di agire con forza. Il messaggio più importante a nostro avviso è stata la chiara forward guidance secondo cui Francoforte aiuterà l’economia “per tutto il tempo necessario”: un forte impegno da parte della banca centrale che dovrebbe alimentare ulteriormente la recente ripresa dei mercati.

La reazione iniziale ha visto un consistente “beta party”, insieme ad una diminuzione del valore dell’euro. Il tasso decennale tedesco è sceso di 6pb prima della conferenza stampa, mentre l’Eurostoxx ha guadagnato circa 70pb. L’euro rispetto al dollaro USA si è ridotto di mezzo punto percentuale. Nel complesso, la Bce ha dato un’ulteriore prova che sosterrà a lungo sia i mercati che l’economia. Dopo la conferenza, i tassi e l’euro hanno invertito le loro mosse iniziali, in quanto l’azionario ha in parte tenuto il passo.

Da un po’ di tempo comunichiamo l’inversione di tendenza da parte delle banche centrali di tutto il mondo. Questa riunione della Bce ne è solo un ulteriore sintomo e per tutte le economie del G10 sono attesi ulteriori tagli dei tassi per 250pb nel corso del prossimo anno. Questo elemento del quadro macroeconomico è in linea con le altre dimensioni che guidano le nostre decisioni tattiche d’investimento: sentiment e valutazioni.

La macro decelerazione iniziata nel febbraio 2018 non si è ancora conclusa, ma, ad eccezione dell’eurozona, non vi sono ancora i primi segnali di una recessione imminente. Questa decelerazione ha aiutato le banche centrali nel diventare uno dei principali driver dei mercati, poiché l’inflazione non si è vista da nessuna parte. La macro decelerazione ha mantenuto bassa la volatilità, spingendo alcuni indici dei mercati azionari verso l’alto e i tassi a lungo termine verso il basso. Queste politiche accomodanti hanno contribuito a cambiare il sentiment dei mercati a gennaio e dovrebbero continuare a farlo nel medio termine: oggi la Bce ha dato un chiaro segnale di essere parte di questo quadro.

Dal punto di vista delle valutazioni, questa mossa coraggiosa ha reso costosi tutti gli asset di copertura, mentre i  growth-related assets (azioni e credito) appaiono ora più attraenti, nonostante il recente rally. Fintanto che i nostri  growth Nowcaster non daranno segni di un’imminente recessione globale, quello che continueremo a vedere è un allineamento stellare: la crescita rimane decente, il rischio inflazione è molto basso, il sentiment è più positivo e le valutazioni rimangono nel complesso neutrali rispetto ai growth assets. Preferiamo quindi azioni e credito ai titoli di Stato.

 

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