L’outlook Abi-Cerved. Cala il tasso di decadimento dei prestiti in sofferenza (-2,4%), ma nel biennio 2020-21 il rallentamento della crescita economica potrebbe frenare e stabilizzare i flussi di nuovi crediti deteriorati

FOTO ABIRoma, 30 luglio 2019 – Nel 2018 e nel primo trimestre 2019 è proseguita la riduzione dello stock di sofferenze accumulate dalle banche italiane (-39%, in termini netti, nell’ultimo anno), con una diminuzione di circa 21 miliardi rispetto a marzo del 2018. Il calo è stato generato non solo da operazioni di dismissione degli NPL, ma anche da minori flussi di nuovi crediti in sofferenza. Un trend destinato a stabilizzarsi sugli attuali valori  a causa del rallentamento dell’economia italiana. Sono le principali evidenze che emergono dal più recente ’”Outlook ABI-Cerved sulle sofferenze delle imprese”, che analizza i tassi di ingresso in sofferenza delle società non finanziarie.

Nel corso degli ultimi anni, i miglioramenti più significativi hanno riguardato proprio le imprese, che sono però anche all’origine della maggior parte dei crediti in sofferenza: il tasso di deterioramento per le società non finanziarie (cioè la quota di crediti in bonis passati allo status di deteriorati) è sceso infatti al 2,4% dal 2,6% del marzo 2018. Ciò è dovuto a fattori congiunturali legati all’ultima fase del ciclo di ripresa economica, ma anche a una più attenta selezione del credito. Nel 2018 è, inoltre, proseguito il calo dei tassi di ingresso in sofferenza: dal 2,8% del 2017 al 2,5%, raggiungendo i valori del 2009.

Secondo le previsioni elaborate sulla base dei modelli ABI-Cerved, tuttavia, l’incidenza dei flussi di nuove sofferenze sul totale dei prestiti in bonis delle società non finanziarie tornerà lievemente a crescere nel 2019 e nel 2020, per poi ridursi al 2,4% del 2021, collocandosi dunque a fine periodo di previsione su livelli inferiori a quelli effettivi del 2018 ma ancora lontani dai livelli pre-crisi (1,7% nel 2008). Secondo le attese, al termine del periodo di previsione, risulteranno più vicine alle percentuali del 2008 le imprese industriali (2,0% contro 1,8% nel 2008) e quelle del Nord-Est (1,8% contro 1,4%). La distanza con il 2008 continuerà ad essere invece significativa per le microimprese (2,6% contro 1,8%), per il settore delle costruzioni (3,2% contro 1,8%) e nel Sud e Isole (3,3% contro 2,2%).

Mentre l’industria sembra convergere verso i tassi pre-crisi, proseguendo una discesa cominciata nel 2014, i flussi di nuove sofferenze nelle costruzioni e nei servizi si mantengono su livelli ancora elevati.  A fine 2018, il tasso di ingresso in sofferenza nell’industria si è attestato all’1,9% (era il 2,2%), vicino ai livelli del 2008 (1,8%) in particolare per le piccole e medie imprese, che li hanno addirittura superati (1,4% e 1% contro 1,5% e 1,2%).

Anche nelle costruzioni i tassi sono in calo, ma si rimane molto distanti dall’1,8% del 2008: 4% nel 2018, in calo di 0,5 punti percentuali sul 2017. Sono le piccole imprese delle costruzioni a mostrare la riduzione più forte, dal 4,7% del 2017 al 3,3% del 2018, configurandosi come la categoria dimensionale meno rischiosa. Le medie imprese delle costruzioni passano dal 4,7% al 4,0%, le micro delle costruzioni al 4,5% al 4,0%, mentre le aziende di grandi dimensioni delle costruzioni fanno registrare una riduzione più contenuta. Tutte le aziende delle costruzioni rimangono tuttavia lontane dai livelli pre-crisi (1,8% per le micro, 1,9% per le piccole, 1,8% per le medie e 1,6% per le grandi).

Nel comparto dei servizi la diminuzione è meno marcata – dal 2,6% del 2017 al 2,4% del 2018 – e la differenza con la situazione pre-crisi rimane ampia per tutte le fasce dimensionali.

Nel 2018 migliora la situazione in tutto il Paese, ad eccezione del Nord-Ovest dove i valori si mantengono stabili o in lieve aumento (2,1%). Le riduzioni più accentuate delle nuove sofferenze si registrano nel Centro e nel Sud (dal 4% al 3,5% nel Mezzogiorno e dal 3,6% al 3,1% nel Centro Italia), tuttavia ancora lontane dai livelli pre-crisi (2,2% e 1,8%) nonostante il forte calo anche nel 2017. Bene invece il Nord-Est, che passando dall’1,9% all’1,7% ha quasi raggiunto l’1,4% del 2008.

Quanto alle dimensioni, per le microimprese il calo è stato più pronunciato nel Centro e nel Sud (dal 3,8% al 3,2%, e dal 4,1% al 3,5%), nonostante i valori rimangano distanti dai livelli pre-crisi (rispettivamente 1,9% e 2,3% nel 2008). Nel Nord-Est si è passati dal 2,2% al 1,9%, mentre nel Nord-Ovest non si segnalano miglioramenti (2,4%). Un andamento analogo si riscontra anche tra le piccole società, che vedono i tassi di ingresso in sofferenza ridursi più marcatamente al Sud (dal 3,6% al 2,7%) e nel Centro (dal 3,1% al 2,4%), meno nel Nord-Est (dall’1,4% all’1,2%) che comunque si avvicina all’1,1% del 2008, mentre nel Nord-Ovest si conferma l’1,6%.

Situazioni molto simili caratterizzano anche le medie e le grandi imprese: le medie registrano cali sensibili al Centro (da 2,6% a 2,1%) e al Sud (da 3,0% a 2,5%), più contenuti nel Nord-Est, dove comunque il dato è basso e vicino a quello pre-crisi (0,8%), e addirittura una crescita nel Nord-Ovest, dove il tasso di ingresso in sofferenza passa dall’1,2 all’1,3%. Tra 2017 e 2018, le grandi società nel Nord Ovest e nel Nord Est si attestano sullo 0,9% e 0,8%, mentre nel Centro passano dall’1,9% all’1,7% e nel Sud dal 2,4% al 2,1%, ma si resta al di sopra dei livelli pre-crisi.

Le previsioni macroeconomiche per il prossimo biennio evidenziano una decelerazione dell’economia, associata a una dinamica modesta di consumi pubblici, consumi privati e investimenti e alla tenuta dell’export, affiancata dall’aumento delle importazioni. L’inflazione è prevista solo in leggera ripresa nel 2020-21, con i tassi di interesse che riprenderanno a crescere solo in seguito.

Sulla base di questo scenario, si prevede che i tassi di ingresso in sofferenza si manterranno fermi al 2,5% nel 2019 per poi crescere lievemente nel 2020 (2,6%) e migliorare nuovamente nel 2021 (2,4%), senza ridurre il gap dai livelli pre-crisi (1,7%). Si rivedono quindi leggermente le previsioni formulate lo scorso novembre per il 2019 e il 2020 (2,3% nel 2019 e 2,1% nel 2020).

Si prevede che i flussi di nuove sofferenze riprendano a crescere già nei prossimi mesi per le imprese medio-grandi mentre tra le micro e le piccole questo accadrà nel 2020, per poi riprendere il calo nel 2021 anche se a ritmi piuttosto contenuti (2,6% per le micro e 2,4% per le piccole imprese). Si prevede che nel 2021 i tassi di ingresso in sofferenza restino superiori a quelli pre-crisi in tutte le fasce dimensionali di impresa.

Quanto ai settori, si prevede che nel prossimo biennio i tassi di ingresso in sofferenza tenderanno a convergere per effetto di un miglioramento nelle costruzioni (dal 4% del 2018 al 3,2% del 2021) e di un arresto, o peggioramento, nell’agricoltura (2,0% nel 2021), nell’industria (2,0% nel 2021) e nei servizi (2,4% nel 2021).

Le stime per il 2019 e le previsioni per il 2020 e 2021 a livello territoriale indicano andamenti differenti nelle diverse macroaree. Proseguirà lentamente la discesa delle nuove sofferenze nel Centro-Sud, con tassi che nel 2021 raggiungeranno il 3,3% al Sud e il 2,9% al Centro, mentre nel Nord ci si manterrà su livelli analoghi a quelli attuali.

 

 

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