Comgest. Womenomics, turismo e cashless i trend di crescita giapponesi

Il premier giapponese Shinzo Abe

Il premier giapponese Shinzo Abe

Da quando il primo ministro Shinzō Abe è entrato in carica nel 2012 e ha lanciato le politiche note come “Abenomics”, il Giappone ha registrato una crescita degli utili superiore a tutte le regioni (MSCI World, Europe, USA ed EM). Con una forza lavoro ringiovanita dalla crescente quota di donne e, in una certa misura, dagli stranieri, e un panorama societario in evoluzione – il Giappone sta riducendo il divario con il resto del mondo in termini di rendimento del capitale investito (ROIC) e di rendimento del capitale proprio (ROE). Crediamo che l’economia giapponese si sia trasformata da “rendimenti ridotti – crescita ridotta” a “rendimento in fase di miglioramento – crescita elevata”. Allo stesso tempo, nonostante questi cambiamenti, l’economia del paese, misurata in termini di prodotto interno lordo, continua a crescere piuttosto lentamente. Potrebbe sembrare paradossale, ma a volte trovare società nuove e meno tradizionali che rappresentino l’apertura al cambiamento del paese – sia che siano innovatori in campo tecnologico, demografico e della sanità – può fare la differenza quando si investe nel lungo termine. Vale la pena sottolineare che molte società giapponesi sono cresciute ben oltre il mercato interno: il marchio di moda Uniqlo, ormai noto anche in Occidente, o Pigeon, produttore di prodotti per bambini i cui biberon sono i più richiesti in Cina.

Womeconomics. Per troppo tempo il Giappone è stato considerato come una società che invecchia, mentre il paese, di fatto, ha ringiovanito la sua forza lavoro attingendo alla sua risorsa più preziosa: le lavoratrici. Dopo essere tornato in carica nel 2012, il primo ministro Abe si è concentrato sull’inserimento delle donne nella forza lavoro per combattere la stagnazione dell’economia e affrontare la crisi causata dall’invecchiamento e dalla contrazione della popolazione. Il rapporto tra le offerte e le domande di lavoro è ora ad un livello record su base pluridecennale.  L’aumento della partecipazione femminile alla forza lavoro ha in realtà teso a deprimere la crescita salariale, dato che le lavoratrici giapponesi sono pagate in media il 29% in meno degli uomini, secondo i dati del Ministero della Salute, del Lavoro e della Previdenza Sociale. Tra i paesi membri dell’OCSE, questo divario di genere è il terzo più alto.

La scorsa estate, il Giappone ha approvato un disegno di legge sulla riforma del lavoro che ha stabilito la “parità di retribuzione a parità di lavoro”, con l’obiettivo di eliminare il divario salariale tra lavoratori regolari e quelli con contratti di lavoro atipici. Sono state inoltre alleggerite le regole sugli straordinari. Sebbene la legge non entrerà in vigore fino al prossimo anno, alcune aziende hanno già adottato nuove politiche, come la Nippon Express, che ha aumentato del 10% i salari dei lavoratori con contratti atipici. Rengo, una confederazione sindacale giapponese, ha riferito che l’anno scorso i salari sono aumentati del 2,07% – la crescita più rapida degli ultimi quattro anni.

Cultura aziendale. Uno dei più grandi cambiamenti è stato un mutamento nella cultura d’impresa. Il Giappone è noto da tempo per la sua filosofia “Wa”, ovvero la ricerca di “armonia”. Questo si traduce nel modo in cui le aziende giapponesi sono gestite nei confronti di tutti gli stakeholder, compresi i dipendenti, i fornitori e i clienti. Wa non significa che gli azionisti sono sempre gli ultimi, ma le società non hanno certamente ottimizzato il valore per gli azionisti. Un elevato regime fiscale per le imprese, in cui l’eccessiva remunerazione degli azionisti è diventata uno strumento di ottimizzazione fiscale, e regole contabili più permissive rispetto ad altri paesi per le voci straordinarie, possono anche spiegare perché i rapporti di redditività, di rendimenti di capitale e di pagamento sono rimasti indietro rispetto al resto del mondo per così tanti anni.

Turismo motivo di sviluppo dei brand. Cresce il numero di aziende i cui prodotti sono sempre più prediletti dalla classe media asiatica emergente, in quanto i lifestyle brand di tendenza e i principali rivenditori giapponesi si rivolgono prevalentemente a questi consumatori. Da quando il primo ministro Abe ha liberalizzato il regime dei visti per i turisti provenienti dall’Asia nel 2012, c’è stato un vero e proprio boom turistico. Tra il 2012-2018, il numero di turisti, soprattutto provenienti dai paesi asiatici vicini come la Corea del Sud e la Cina, si è moltiplicato da circa 6 milioni a più di 31 milioni.

Per molti giovani coreani, una sosta al grande magazzino giapponese Don Quijote, nel quartiere commerciale Shibuya di Tokyo, è ora un must. Per i visitatori cinesi, i cosmetici, l’abbigliamento e gli acquisti di prodotti per l’infanzia sono in aumento, in particolare marchi come Kosé, Pola Orbis o Pigeon. La forte domanda di marchi associati al “Cool Japan” ha portato molte aziende giapponesi a vendere i loro prodotti direttamente sul continente asiatico. Sebbene il Giappone sia il secondo mercato mondiale per i cosmetici, per molto tempo i loro prodotti di bellezza di alta qualità erano conosciuti solo dai giapponesi.

Uno dei principali esempi di aziende giapponesi di consumo in crescita nel mercato asiatico è Pigeon. La società combina una forte disciplina del capitale con un’elevata attenzione alla crescita e alla redditività. È leader globale nei prodotti per la maternità e la cura del bambino, con particolare forza in Giappone e in Asia. L’azienda punta a raggiungere una quota di mercato del 50% nei paesi in cui opera e, per raggiungere questo obiettivo, intende aumentare la propria quota di 15 punti percentuali nei mercati chiave.

Verso il cashless. Il consumo giapponese sta abbandonando l’utilizzo dei contanti e gli artefici di questa rivoluzione hanno notevoli opportunità di crescita. Il Giappone, in parte perché è una società che invecchia e in parte perché è sicura, ha sempre favorito il contante – fino a circa dieci anni fa, anche l’accettazione delle carte di credito nei negozi era piuttosto rara. Al fine di monitorare le transazioni in modo più efficiente, il governo ha innescato questo cambiamento.

Ad esempio, escluderà le transazioni senza contanti da un aumento, proposto in autunno, dell’imposta sui consumi o dell’IVA. Allo stesso tempo, la crescente accettazione degli acquisti via Internet e la familiarità e la fiducia dei consumatori nel regolamento delle carte di pagamento hanno naturalmente favorito il regolamento senza contanti. L’azienda giapponese GMO Payment Gateway è leader in questo campo. L’azienda sta cavalcando la crescente tendenza delle transazioni senza contanti, della diffusione dell’e-commerce e dell’aumento delle quote di mercato, dato che sempre più commercianti online si spostano dai principali siti web. Ha circa 110.000 commercianti, 3,3 trilioni di yuan di valore lordo della merce e una quota di mercato del 30% rispetto al suo pari, Softbank Payment Services, che ha il 20%.

 

 

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