Mirabaud AM. Dazi, deal o not deal?

Il presidente della Cina, Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Il presidente della Cina, Xi Jinping e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Il mercato sta ancora prezzando un accordo con la Cina; l’alternativa è un rallentamento della crescita globale, maggior volatilità e la fine del rally di mercato. Gran parte degli analisti ritiene che la FED taglierà i tassi almeno una volta quest’anno e un’altra all’inizio del 2020. Inoltre, il consenso va ancora in direzione di un accordo tra Cina e Stati Uniti e di una ripresa dell’economia globale nel 2019. Un accordo sui dazi è possibile? Il mercato è attualmente influenzato dalle voci secondo cui Stati Uniti e Cina sembrerebbero essere ancora molto distanti da una soluzione condivisa da entrambe le parti. Ci si aspettava un compromesso che avrebbe consentito ai due Paesi di andare avanti, ma gli Stati Uniti, facendo leva sul fatto che la Cina non sancirebbe per legge la modifica del sostegno statale alla proprietà intellettuale, si sono mostrati più aggressivi. La Cina, dal canto suo, sicuramente non abbandonerà il piano “China 2050” e ha anche chiesto che tutti i dazi vengano rimossi. Il Presidente Trump ha dichiarato che incontrerà l’omologo cinese Xi Jinping in occasione del Summit WTO previsto a fine giugno. Tuttavia, nel frattempo, si stanno prendendo in considerazione altri 300 miliardi di dollari di dazi. Il contesto è complicato anche dal sovrapporsi di altri fattori: l’UMSCA, l’accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada, è ancora fermo al Congresso e difficilmente passerà; la decisione sui dazi per le auto europee è stata posticipata di sei mesi con gli Stati Uniti che chiedono restrizioni volontarie all’esportazioni per non imporre dazi, mentre l’Europa ha già rifiutato in precedenza un accordo su questo punto; e sono in corso ulteriori negoziati sulle relazioni commerciali con il Giappone. Anche le tensioni con l’Iran stanno crescendo. Ciò significa che al momento ci sono chiari rischi di ribasso.

A nostro avviso i rischi sono certamente aumentati. Il mercato è sotto pressione e non condividiamo la view secondo cui il buy side presenta al momento rischi minori, considerati i rendimenti da inizio anno a oggi. Molti hanno un’esposizione sulla duration lunga con rating BB/BBB. La FED è chiaramente in attesa e, considerando la solidità dell’economia americana, è troppo presto per supporre che ci sarà un taglio dei tassi. La FED non sacrificherà la sua integrità per placare le preoccupazioni degli investitori o del Presidente Trump. È probabile che l’inflazione resti bassa ma, se si raggiungerà un accordo sulle relazioni commerciali e se la crescita globale migliorerà, potremmo vedere una certa pressione sui tassi man mano che lo spread dei Treasury si allarga.

In alternativa, se la disputa commerciale dovesse aggravarsi, potrebbe avere ripercussioni sulla crescita globale e potremmo cominciare a osservare l’emergere di pressioni inflazionistiche negli USA, fattori che inciderebbero sia sul credito che sui tassi.

Il recente sell-off sul mercato è stato alquanto caotico. Tuttavia, è chiaro che il mercato non abbia ancora prezzato alcun reale ribasso per l’aspetto legato al commercio, non essendosi assolutamente avvicinato a una correzione. La nostra opinione è che potremmo assistere a un ulteriore calo se la disputa commerciale dovesse protrarsi e cominciamo a vedere questo trend estendersi all’economia globale. La Fed non ha potuto contare sul “supporto del mercato” e riteniamo che sia troppo presto per pensare ai tagli dei tassi.

Andrew Lake, Head of Fixed Income di Mirabaud AM

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