UE. Taglia stima Pil Italia 2019 a +0,2% e a +0,8% nel 2020. Dombrovskis: all’Italia servono riforme strutturali profonde. L’area dell’euro continuerà a crescere per il settimo anno consecutivo ma a ritmi più moderati

Il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte mentre parla al 49° meeting annuale del World economic forum di Davos in Svizzera

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Bruxelles, 7 febbraio – La Commissione europea ha ufficialmente rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil per l’Italia: nel 2019 la nuova previsione indica +0,2% e nel 2020 +0,8%. A novembre stimava rispettivamente +1,2% e +1,3%. La previsione iniziale del Governo era di +1,5% nel 2019, poi declassata a +1% dopo il negoziato di dicembre sulla legge di bilancio. Nel giro di un mese e mezzo anche la Commissione ha dovuto sancire formalmente che quella stima era non realistica. La stima d’inflazione indica per quest’anno 1% (dopo 1,2% nel 2017) e per l’anno prossimo 1,3%. In autunno Bruxelles stimava rispettivamente 1,5% e 1,4%. 

La Commissione europea ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil nel’eurozona nel 2019 a +1,3% e a + 1,6% nel 2020. Nell’analisi della Commissione si nota che l’economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo, con previsioni di espansione in tutti gli Stati membri. Il ritmo di crescita complessivo, però, ‘dovrebbe essere moderato rispetto agli alti tassi degli ultimi anni e le prospettive sono soggette a grande incertezza’

Tra gli stati membri per i quali la Commissione ha elaborato le previsioni, la revisione di crescita è stata ‘considerevole’ per Germania, Italia e Olanda. La Germania crescerà secondo Bruxelles all’1,1% quest’anno e all’1,7% l’anno prossimo (in autunno la Commissione prevedeva 1,8% e 1,7%; l’Olanda crescerà dell’1,7% in entrambi gli anni contro 2,4% e 1,8% precedenti. La Francia crescerà dell’1,3% e dell’1,5%; la Spagna del 2,1% e dell’1,9%; la Grecia del 2,2% e del 2,3%

Stime migliori invece per il Regno Unito: crescerà dell’1,3% in entrambi gli anni (dopo 1,4% nel 2018) contro la stima precedente che indicava 1,2% sia per il 2019 che per il 2020

Nel breve rapporto previsionale della Commissione, si afferma che l’economia italiana ha cominciato a indebolirsi all’inizio del 2018 in un contesto di rallentamento dell’area dell’euro ed è poi precipitata in una contrazione dell’attività nella seconda metà dell’anno. Il pil reale è caduto dello 0,2% negli ultimi tre mesi del 2018 dopo un calo di 0,1% nel terzo trimestre. ‘Mentre il rallentamento iniziale era largamente dovuto al commercio internazionale meno dinamico, il recente indebolimento dell’attività economica è da attribuire maggiormente alla lentezza della domanda interna e in particolare agli investimenti nel momento in cui si fanno sentire le incertezze relative all’orientamento delle politiche del governo e l’aumento dei costi di finanziamento’

L’attuale debolezza del settore manifatturiero con un ulteriore declino della fiducia nell’economia avranno un effetto negativo sulle prospettive di breve termine. Nella prima metà dell’anno ‘l’attività economica resterà anemica’

La Commissione aggiunge che la caduta ciclica peggiore delle aspettative nel 2018 ‘amplificata dall’incertezza sulle politiche a livello globale e in Italia e la prospettiva meno favorevole per gli investimenti delle imprese spiegano largamente la revisione delle stime rispetto all’autunno’. Inoltre, il rallentamento più pronunciato nelle economie di importanti partner commerciali avrà probabilmente effetto sulla produzione manifatturiera. In seguito alla revisione del bilancio 2020, ‘i rendimenti sui bond sovrani sono migliorati ma si trovano tuttora a livelli significativamente più alti rispetto a un anno fa’. Nel 2020 la crescita riprenderà aiutata dagli effetti di trascinamento positivo del 2019 e grazie a due giorni lavorativi in più. La previsione, indica Bruxelles, non incorpora l’aumento delle imposte dirette nel 2020 indicate nella finanziaria. Il reddito di cittadinanza non avrà grande peso sull’evoluzione dei consumi privati che sosterranno il Pil grazie maggiormente all’aumento del reddito disponibile dovuto ai prezzi del petrolio più bassi. L’effetto del reddito di cittadinanza viene considerato ‘marginale’ e parzialmente compensato dal deterioramento delle prospettive di occupazione. Gli investimenti dovrebbero decelerare in modo evidente nel 2019 e restare ‘smorzati’ nel 2020. Le esportazioni, dopo le difficoltà nella prima parte del 2018, si sono riprese e dovrebbero espandersi più in linea con la domanda estera fornendo un sostegno al pil che sarà tuttavia marginale. La prospettiva generale di crescita, in ogni caso, ‘e’ soggetta ad alta incertezza: un andamento peggiore dell’economia globale e l’impatto dell’accresciuta incertezza delle politiche sulla fiducia nell’economia e sulle condizioni finanziarie del settore privato potrebbe condurre a un rallentamento più prolungato’. ’Oltre a fattori esterni che si ripercuotono su molti Paesi, notiamo che in Italia l’incertezza sulle politiche economiche ha avuto ripercussioni negative sulla fiducia delle imprese e sulle condizioni finanziarie’. Questo il commento del vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovsis sull’Italia. L’esponente comunitario ha aggiunto che ‘ciò di cui l’Italia ha bisogno sono riforme strutturali profonde e un’azione decisiva per ridurre il livello di debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano la stabilità, la fiducia e gli investimenti’. Infine ha detto che ‘l’economia italiana ha molti punti di forza e può sicuramente tornare ad una crescita più solida’.

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