Mercati. Aumenta la prudenza fra gli operatori: il 24% vede scenario ribassista. Il 41% prevede un maggiore apprezzamento dell’euro sul dollaro

LOGO ASSIOM FOREXMilano, 10 febbraio – Dopo un 2017 ricco di record e di soddisfazioni per gli investitori, il nuovo anno si è aperto all’insegna di una maggiore volatilità con pesanti flessioni a Wall Street – che hanno portato il Dow Jones in pieno terreno di correzione, con una flessione superiore del 10% rispetto ai massimi – e le prospettive di medio termine appaiono ora più incerte. E’ l’indicazione che emerge dal sondaggio di gennaio condotto da Assiom Forex fra i suoi associati in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor Plus e che ha visto da una parte calare il numero di quanti attendono ulteriori rialzi nei prossimi sei mesi (dal 48% al 45%) e crescere invece sensibilmente, dal 15% al 24%, la fazione di quanti mettono in conto ribassi. Fra chi vede ancora un orizzonte sereno, il 41% prevede rialzi compresi tra il 3% e il 10% (erano il 45% a dicembre) mentre un ulteriore 4% attende rialzi oltre il 10% (da 3%). Scende di conseguenza dal 37% al 31% la percentuale di quanti attendono mercati stabili, ovvero con variazioni massime del 3% sia al rialzo che al ribasso. ‘Le turbolenze delle ultime settimane – ha commentato il presidente di Assiom Forex Luigi Belluti – stanno minando le certezze anche dei più ottimisti tra gli operatori finanziari. Aumenta infatti rispetto al mese precedente la percentuale di coloro che ritengono che la Borsa perderà terreno nei prossimi sei mesi: l’atteso rialzo dei tassi da parte della Fed, unito al miglioramento delle condizioni macroeconomiche sembrerebbero elementi a supporto di una politica monetaria sempre meno accomodante. A pesare su ulteriori guadagni dei mercati azionari anche il super-euro: secondo la maggior parte degli intervistati infatti entro fine estate la moneta unica si apprezzerà ulteriormente nei confronti del dollaro’.

La marcia dell’euro che ha portato la moneta unica a toccare quota 1,25 dollari a gennaio salvo poi ripiegare leggermente attorno all’attuale quota di 1,23, e’ destinata a proseguire nel corso dei prossimi mesi. E’ quanto emerge dal sondaggio di gennaio condotto da Assiom Forex fra i suoi associati in collaborazione con Radiocor Plus. Il 41% degli operatori ritiene infatti che l’euro si apprezzerà nei confronti della divisa americana con un 1% che prevede un rialzo molto significativo. A dicembre questa percentuale era al 34% e a novembre addirittura al 21%. Scende di conseguenza il numero degli operatori che prevedono una stabilità sostanziale dei cambi: in dicembre erano il 44% mentre il sondaggio di gennaio li vede 8 punti sotto al 36%. Meno rilevante invece la variazione del numero di quanti mettono in conto una flessione dell’euro: erano il 21% a dicembre e sono il 23% a gennaio, lo stesso livello peraltro già registrato a novembre. Il costante rafforzamento dell’euro e dall’altra parte la svalutazione competitiva del dollaro rischiano di indurre il consiglio direttivo Bce a ritardare nuove misure di rientro dall’attuale politica monetaria. E’ quanto ritiene il 64% degli operatori Assiom Forex che hanno preso parte al sondaggio di gennaio. Secondo questa netta maggioranza, con l’euro ai massimi da tre anni – e con il rischio di ulteriori guadagni nei prossimi mesi – raggiungere il target di inflazione diventa ancora più difficile e la Bce dovrà tener conto di quello che rimane il suo unico mandato, la stabilità dei prezzi. Per questo potrebbe ritardare la manovra di rientro fino a che non arriveranno segnali positivi dall’andamento dell’inflazione, magari grazie anche a un ridimensionamento dell’euro. Secondo il rimanente 36%, invece, l’espansione economica è ormai troppo solida e lasciare nel sistema un’enorme quantità di liquidità rischia di portare a bolle speculative. La Bce agirà dunque con decisione e del resto lo stesso Mario Draghi si è detto fiducioso che l’inflazione convergerà verso il target di lungo periodo di prezzi vicini ma sotto il 2%. Nella stessa conferenza stampa Draghi ha tuttavia ammesso che la volatilità dei tassi di cambio rappresenta una fonte di incertezza da tenere sotto stretto controllo e non risparmiato parole critiche verso chi rilascia dichiarazioni di soddisfazione per la svalutazione della propria moneta. Un chiaro riferimento, pur senza citazioni dirette, al segretario del Tesoro americano Steve Mnuchin che ha Davos non aveva nascosto di vedere di buon occhio l’indebolimento del dollaro.

 

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