Dorval AM. I meriti di Draghi nel rilancio dell’euro. Commento di Francois-Xavier

Mario Draghi, Presidente della Bce.

Mario Draghi, Presidente della Bce.

Sono trascorsi cinque anni e il discorso che Mario Draghi tenne in occasione della Global Investment Conference ha ancora una forte risonanza. In quel particolare momento, gli investitori erano ossessionati dalla questione “bazooka” relativa al fatto che l’Italia avrebbe potuto perdere l’accesso ai mercati finanziari e al fatto che il nuovo meccanismo di stabilità europea (ESM) non avrebbe potuto fare molto per risolvere il problema, considerate le piccole dimensioni. Affermando “credetemi che sarà sufficiente” e creando successivamente il programma OMT (mai usato), Mario Draghi di fatto ha trasformato la Bce in un prestatore di ultima istanza. Ciò ha radicalmente modificato il prezzo di equilibrio nel mercato dei bond europei. Gli spread di paesi periferici dell’area euro nei confronti dei bond tedeschi hanno iniziato a diminuire in maniera consistente e, da allora, non hanno mai raggiunto i livelli toccati nel 2012, anche per quel che riguarda la Grecia.  Guardando indietro, comunque, questo preciso momento storico per l’euro non era altro che la prima fase di un processo verso la rinascita dell’area euro. La seconda fase – quella economica – è iniziata più tardi e ha richiesto maggiore tempo. Innanzitutto, la ripresa economica iniziata nel 2013 era debole e limitata, poichè molti paesi ancora soffrivano dell’austerità fiscale e/o del grande problema del debito bancario. La Bce, di nuovo, ha dovuto dare il via all’ingente programma di Quantitative Easing all’inizio del 2015 al fine di distribuire la reflazione in tutta la zona Euro. Contrariamente a quanto pensavano la maggior parte degli economisti, questa politica ha avuto un certo successo, anche in Italia e in Grecia che sono attualmente in crescita. Il PIL dell’area euro potrebbe superare il 2% nel 2017. Essendo l’Euro, intrinsecamente, un costrutto politico, il consolidamento del futuro dell’euro richiederà una terza fase, quella politica. La buona notizia è che questo processo è finalmente iniziato, grazie alla vittoria di Emmanuel Macron in Francia. Immediatamente dopo le elezioni francesi, la Germania e la Francia hanno, infatti, deciso di aprire un nuovo calendario di negoziati al fine di migliorare il quadro istituzionale dell’euro. Non sarà necessario rimanere con il fiato sospeso: un nuovo compromesso che preveda alcune forme di ripartizione degli oneri e un’unione fiscale richiederà diverso tempo e, probabilmente, una modifica del Trattato. Ciò che sembra chiaro è che il risultato di tale processo determinerà se la stabilità dell’eurozona continuerà a pesare sulle spalle della BCE o se il famoso discorso di Draghi del 26 luglio 2012 è stato e sarà il primo e l’ultimo nella storia della moneta unica europea.

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