Il risparmiatore in un mondo con rendimenti sempre più sottili. Articolo di Gianfranco Venuti

Gianfranco Venuti.

Gianfranco Venuti.

Il contesto macroeconomico attuale, prodotto della crisi finanziaria del 2008, propone una crescita contenuta che si accompagna ad una dinamica dei prezzi nulla. Parlare di economia fragile o di rischio deflazione non è un azzardo; a questa situazione fa da cornice un sistema bancario che ancora sconta le difficoltà di un Paese che ha visto una significativa contrazione del Pil. La risposta alle difficoltà non è venuta dalle autorità politiche, lente nell’agire, ma dalle autorità monetarie con gli strumenti ad esse consoni. I tassi sono stati portati fin sotto zero, mentre manovre straordinarie di acquisto di obbligazioni governative prendevano corpo via via con maggior vigore. Era il Quantitative easing (allentamento quantitativo), declinazione concreta del whatever it takes (“faremo di tutti per preservare l’euro”), la frase pronunciata nel luglio 2011 dal  Presidente della Bce, Mario Draghi durante la crisi della Moneta unica. Con tale politica si è sostenuto il sistema Paese, nell’attesa di quelle riforme strutturali la cui enunciazione spetta alle autorità politiche. Conseguenza di questa politica monetaria straordinaria è stata una forte diminuzione della percezione del rischio di credito e l’azzeramento del ritorno sul debito sovrano. Gli investitori individuali si sono trovati in un mondo nuovo, spiazzati dai tassi vicini allo zero e confusi da chi, con superficialità, indicava la soluzione “maggior rischio uguale maggior rendimento”. Teoricamente basta abbandonare gli investimenti sicuri e cercare il rischio per avere rendimenti paganti; in questo modo, però, si trascura proprio quel rischio che va gestito prima che si trasformi dalla sua forma più virtuosa, vale a dire volatilità, in perdita.

Oggi anche il Belpaese è entrato nel mondo dei tassi zero, mondo in cui gli investitori sono pronti a pagare pur di sottoscrivere carta, dove miliardi di debito non rendono nulla anzi scontano una tassa occulta a scadenza. Il risparmiatore non ha ancora inquadrato la situazione e accetta questa tassa volontaria. Il creditore sceglie di sobbarcarsela perché pensa che qualunque altra soluzione sarebbe peggiore o perché non se n’è ancora accorto. Attualmente i tassi d’interesse non indicano più la solidità del debitore, ma mostrano il potere della Banca Centrale. La sua azione anestetizza, confonde debitori forti e deboli, sostiene il credito rendendolo meno caro nell’attesa della ripresa. Stiamo rivivendo su scala globale il Giappone degli anni ’80; ieri come oggi cresce il debito a costo zero mentre l’economia ristagna in una ripresa che stenta. Per affrontare questa nuova situazione dei mercati, il risparmiatore, prima di tutto, dovrebbe prenderne atto; con crescita complessiva contenuta i ritorni delle attività finanziarie devono essere riposizionati verso il basso. Il risparmiatore/investitore deve comprendere che i tempi sono cambiati e che è necessario rivedere realisticamente al ribasso le attese sul ritorno del suo capitale. La recente emissione del BTP Italia ne è un esempio. L’obbligazione statale è stata collocata con uno spread reale di 40 cts e prezzata sopra 100. Ebbene, sull’orizzonte temporale di 8 anni, il mercato prezza un flusso di ritorno reale complessivo a scadenza del 3,2% lordo. Il mercato si accontenta di un ritorno minimo su un debito che, seppur governativo, non è di massimo standing. Il risparmiatore deve dunque cambiare ma a ragion veduta e saggiamente. Con tale parametro di giudizio appare evidente come la strada dell’equity sia l’unica percorribile. Con le azioni si acquista crescita che seppur contenuta è pagante rispetto ai rendimenti minimi obbligazionari. Importante è calibrare correttamente il peso al profilo di rischio dell’investitore. Oggi si compra una crescita certo non esaltante e si accettano momenti di volatilità che risultano essere meglio del ritorno nullo di obbligazioni per altro ancora non prive di rischio. Per la prima volta, dunque, i risparmiatori devono rivedere i fondamentali a cui si sono ispirati. Le obbligazioni non sono più “tranquille” non sono più un elemento equilibratore di portafoglio. Oggi, visti i tassi, le obbligazioni potrebbero trasformarsi nel ventre molle del portafoglio stesso, basterebbe solo si riscoprisse il concetto ‘premio al rischio’; in questo modo, portafogli sovra esposti sul debito potrebbero essere decimati. Vi è la potenzialità di perdite significative, proprio sulla parte core di portafoglio, a meno di accettare una visione di lungo periodo da ‘cassettista’. Allora proprio in questa prospettiva di lungo termine pare utile far comprendere la differenza tra portafoglio tattico e strategico. Importante è la gestione strategica di portafoglio che va costruito in funzione degli obiettivi di rischio e ritorno desiderati, nell’orizzonte temporale definito. Va fatta una scelta strategica. Solo una quota residuale va attribuita a quell’operatività di natura tattica che spesso porta ritorni più di natura psicologica (in termini di autogratificazione) che finanziaria. In sintesi, appare opportuno spostare l’attenzione dell’investitore sul valore di quello che compra e meno sulla volatilità di mercato. Volatilità che spesso fa solo da disturbo a scelte strategiche di lungo periodo e raramente porta reddito. L’alternativa alla confusione potrebbe essere il non agire accettando di tenere i propri risparmi depositati sui conti correnti. In questo caso il rendimento atteso si collocherà nell’area dello 0% e, fatto salvo scelte di breve, non pare la miglior allocazione del proprio risparmio. Oggi è necessario correre consapevolmente un rischio controllabile, è necessario costruire un asset allocation calibrata, vestito su misura cucito sulla propensione al rischio del cliente e sul suo orizzonte temporale.

Gianfranco Venuti (Responsabile Private Banking & Wealth Management – Banca Popolare di Milano)

 

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2 Responses to Il risparmiatore in un mondo con rendimenti sempre più sottili. Articolo di Gianfranco Venuti

  1. Daniele scrive:

    Ottimo articolo

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