Il super dollaro deprime i corsi dell’oro, ma l’effetto – Draghi riaccende l’argento

Dopo aver azzerato i guadagni messi a segno dall'inizio dell'anno, la settimana scorsa l'oro ha ceduto il 3,7% portando le quotazioni sotto i 1.600 dollari l'oncia.

Dopo aver azzerato i guadagni messi a segno dall’inizio dell’anno, la settimana scorsa l’oro ha ceduto il 3,7% portando le quotazioni sotto i 1.600 dollari l’oncia.

Continua a scendere il prezzo dell’oro giunto ai minimi da oltre quattro mesi e con un futuro a breve termine che non sembra promettere niente di buono. Il dollaro sempre più forte sta, infatti, contribuendo a deprimere le quotazioni del metallo prezioso causando un’ondata di sell-off sui mercati mondiali i cui effetti sono sintetizzati dall’andamento dell’asset degli ultimi giorni. I futures sull’oro con consegna a un mese sono scesi sotto la soglia dei 1.600 dollari l’oncia al Nymex. Le quotazioni sono scese venerdì a 1.153, 97 dollari l’oncia, con un calo settimanale del 3,7%.

Il biglietto verde continua ad apprezzarsi contro un basket delle maggiori valute mondiali, come conferma il dollar index balzato sopra la soglia dei 100 punti per la prima volta dal 2003. L’euro in particolare è prossimo alla parità (i minimi intraday sono stati raggiunti in settimana a 1,0495) a causa delle politiche espansive della Bce.
Il super dollaro ha inciso sulle commodities denominate in dollari rendendole più costose agli occhi degli investitori poiché la valuta di regolamento è il dollaro. Il dollaro continuerà a salire trascinato al rialzo da due fattori interdipendenti: da una parte l’ondata di dati macroeconomici positivi; dall’altra, le attese di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a giugno. Fanno da contraltare, però, le notizie positive che il governo dell’India ha abolito i vincoli all’import dell’oro introdotti più di due anni fa per contrastare l’incremento dei prezzi e il deficit delle partite correnti (gli importatori dovevano riesportare almeno il 20% dell’oro importato) e che le Banche centrali starebbero aumentando le proprie riserve in oro. Vincoli che avevano finito per favorire l’incetta di argento, il cui andamento di mercato fa il paio con quello dell’oro considerando che il calo delle quotazioni delle ultime sedute ha azzerato i guadagni rispettivamente del 17% e del 10% registrati dall’inizio dell’anno. Le previsioni sul mercato, tuttavia, sono più favorevoli all’argento. La ragione principale è che il programma di quantitative easing della Bce favorirà il risveglio dell’economia dell’area dell’euro contribuendo ad aumentare i consumi industriali di argento: da quelli per l’energia solare a quelli nella fotografia, da quelli nelle leghe brasanti a quelli nei gioielli, nei dispositivi tecnici e nella posateria di pregio. Secondo le stime e le previsioni del Commodity Research Unit, il consumo mondiale di argento passerà dai 538  milioni di once del 2013 ai 680 milioni del 2018.

 

 

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